di Enrico Oliari –

C’è voluto un anno agli Stati Uniti per pubblicare 17 degli oltre 6.000 file trovati nella casa di Osama bin Laden, ad Abbottabat, in Pakistan: un periodo di tempo in cui non è successo nulla sul fronte del terrorismo internazionale, basti pensare alla conquista di Timbuctù, in Mali, da parte delle milizie di al-Qaeda Aqmi, al controllo delle milizie di parte dello Yemen  o al conflitto in Afghanistan, dove la sconfitta degli alleati appare sempre più evidente.

Così, per dar prova dell’autenticità dell’uccisione di bin Laden (messa in dubbio da più parti anche per la fretta di far sparire in mare il cadavere), i superesperti del Pentagono hanno oggi pubblicato sul sito del Combating Terrorism Center dell’Accademia militare di West Point, alcuni documenti scritti fra il 2006 ed il 2011, dai quali si trae un’immagine del leader di al-Qaeda allarmato dal “numero crescente di errori” commessi dai “fratelli” delle filiali di altri paesi, compreso Iraq e Yemen.

A preoccupare bin Laden vi sarebbero state inoltre le molte divisioni e le litigiosità interne all’organizzazione, oltre all’incapacità dei dirigenti di gestire i gruppi affiliati e alle continue azioni indirizzate contro i musulmani e non contro l’Occidente.

Nei file si legge anche il disappunto di altri dirigenti fedeli al leader, come Adam Gadahn, il 33enne californiano convertito e divenuto il portavoce americano di al Qaeda e per anni il volto e la voce delle minacce di Bin Laden contro l’Occidente: essi invitano il capo a sconfessare i gruppi non fedeli alla linea ortodossa .

La tempestività con cui il presidente Obama ha dato il consenso alla pubblicazione dei documenti rende lecito pensare che egli voglia utilizzare la lotta al terrorismo in funzione propagandistica in vista della campagna elettorale.