di Marco Paganelli –

Il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto un discorso oggi alla Duma in cui ha affermato che il suo paese continua a essere forte grazie al popolo che lo abita, ha sottolineato il suo impegno a sostenere la sovranità e l’economia dell’Ucraina pur ribadendo la sacralità della Crimea “come il Monte del Tempio a Gerusalemme” per giudei e musulmani.

Egli ha accusato l’Occidente di avere imposto le sanzioni economiche contro Mosca per bloccare la sua prosperità e non per la crisi che è in corso con Kiev definendole al contempo “un enorme stimolo ad accelerare lo sviluppo” per portare il tasso annuo degli investimenti entro il 2018 al 25% del Pil anche con l’aiuto dell’enorme quantità del risparmio interno.

Putin ha rassicurato la sua opinione pubblica che il Cremlino non vuole invadere nessun paese ma desidera difendere il proprio territorio da chi aspira a disintegralo come quello della Jugoslavia non lasciandosi coinvolgere però nella “corsa agli armamenti” per fronteggiare lo scudo spaziale americano.

L’uomo forte di Mosca ha confermato che continuerà la sua collaborazione con la Casa Bianca e l’Unione Europea in particolare al fine di attirare nuovi investimenti esteri verso i quali ha promesso che non saranno tassati per 4 anni invitando pure il governo e la banca centrale nazionale ad intraprendere “azioni dure e coordinate contro le speculazioni sul rublo.

Il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha ammesso, il 24 novembre scorso, che “stiamo perdendo 40 miliardi di dollari all’anno a causa delle sanzioni e circa 90 – 100 miliardi di dollari annualmente a causa del calo del 30% del prezzo del petrolio”.

La dichiarazione rappresenta la conferma dell’analisi di Bloomberg secondo cui il paese starebbe rischiando una recessione economica e ciò potrebbe generare una crisi di leadership per lo stesso Putin dovuta al sempre minore sostegno dell’alta finanza locale.