di Enrico Oliari –

TRIESTE. Si è tenuto a Trieste l’incontro del vertice italo-russo al quale hanno preso parte il premier italiano Enrico Letta e il presidente russo Vladimir Putin, durante il quale sono stati sottoscritti dai ministri e dai dirigenti d’azienda interessati ben 28 fra accordi commerciali e trattati di cooperazione di carattere sociale ed economico.

La sintesi degli incontri è stata espressa da Letta e da Putin nei rispettivi interventi: il primo si è detto molto soddisfatto per il lavoro svolto nell’incontro presso la città giuliana, ma ha voluto puntualizzare che se molto si è fatto, ancora molto resta da fare.

Letta ha spiegato che il 2013 risulterà essere un anno di crescita della bilancia commerciale di quasi il 25 per cento, cosa che impegna ulteriormente i partner a stringere i legami bilaterali. “Si tratta di accordi molto concreti – ha indicato il premier italiano – come il miliardo investito per accrescere le joint ventures, l’impegno per lo sviluppo la crescita; importanti sono anche gli accordi doganali, che con le sottoscrizioni di oggi vengono sburocratizzati, come pure i propositi comuni nel campo della ricerca”. “In particolare nel settore energetico – ha continuato – abbiamo scambiato parole importanti per continuare questo lavoro. Infine abbiamo concordato di puntare molto in vista dell’Anno di incrocio turistico, sperando che l’Unione europea faccia la sua parte e renda più facile per i cittadini la possibilità di muoversi fra i due paesi”.

In materia di politica internazionale Letta ha fatto sapere di aver convenuto con il presidente russo sulla necessità di un impegno comune per il dramma umanitario che affligge la popolazione siriana e i rifugiati. “Abbiamo discusso anche di Libia – ha aggiunto – ed abbiamo messo in comune le nostre preoccupazioni per la situazione di instabilità che investe l’area a sud e a est del Mediterraneo”. “Ho anche espresso compiacimento – ha concluso il premier italiano – per l’accordo raggiunto sul nucleare iraniano, il cui effetto porterà stabilità nell’area. Infine abbiamo parlato di Afghanistan, per il quale abbiamo convenuto sulla necessità che vi sia un rientro dei nostri soldati graduale, che non lasci situazioni traumatiche”.

Vladimir Putin ha iniziato il suo intervento parlando dell’incontro di ieri con il Pontefice: “Sono stati siglati accordi con il Vaticano in materia di cultura, di scienza e di salute. Ma abbiamo anche parlato dell’importanza di difendere i valori cristiani e di incentivare il dialogo interconfessionale”. In materia di Siria e di Medio Oriente – ha continuato il presidente russo – abbiamo discusso della situazione difficile in cui si trovano i cristiani”.

Tornando al vertice italo-russo, Putin ha puntualizzato che “l’Italia è il quarto partner commerciale della Russia” e che “l’aumento degli scambi commerciali fra i due paesi, di cui ha parlato Letta, saranno per l’anno prossimo di 50 miliardi di dollari”. “A Trieste – ha poi concluso – si è discusso, fra le varie cose, di idrocarburi, di alta tecnologia come nel caso del superjet 100, di pneumatici per auto, come nel caso della Fiat, o per i macchinari agricoli, poi ancora di cantieristica navale, di spazio, di scienza, di ricerca, di termonucleare, di agricoltura e di turismo, cose per cui si è messo in campo il fondo di un miliardo di euro”.

La conferenza stampa di chiusura ha visto la cerimonia di firma delle intese dei ministri Beatrice Lorenzin e Veronika Skortsova per gli accordi nel campo sociale e della Salute, Enrico Giovannini e Maxim Topilin per lo sviluppo del Lavoro, Massimo Bray e Vladimir Medinsky per la tutela ed il recupero dei beni culturali e artistici e per favorire l’interscambio turistico fra l’Italia e la Russia nell’anno 2013 – 2014; un accordo per il controllo delle dogane è stato siglato dal Comandante generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo e capo del Fsb (ex Kgb) Alexander Bortnikov; il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni e il direttore dell’Ermitage hanno sottoscritto un’intesa per promuovere l’interscambio culturale fra le città di Venezia e di San Pietroburgo, mentre l’amministratore delegato di Pirelli Marco Tronchetti Provera ha firmato un accordo di cooperazione relativo al campo dei pneumatici con il direttore generale della russa Rostec state corporation, Sergei Chemezov; l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni ha sottoscritto accordi con Igor Sechin , del colosso energetico russo Rosneft, e con Viktor Vekselberg, del Centro innovazione Skolkolov. Altri accordi sono stati firmati al di fuori della cerimonia di conclusione della giornata.

Alla domanda di un giornalista sul tema dell’Ucraina, paese che, dopo aver a lungo tergiversato, ha scelto di aderire all’Unione doganale con la Russia, Putin ha risposto che “è l’Ucraina stessa a dover prendere le proprie decisioni”, tuttavia “Un paese che ha aderito all’Unione doganale, che prevede lo scambio di merci senza dazi, può recedere dagli accordi quando vuole. Un articolo dell’accordo prevede però che se uno dei paesi aderenti intavola rapporti con paesi terzi, può esportare le merci nei paesi dell’Unione doganale con un ribasso sui dazi attualmente dell’85 per cento, ma che arriverà al 95. Potrebbero quindi transitare dall’Ucraina merci verso l’Unione doganale a prezzi ridotti, cosa che metterebbe in crisi la nostra economia. Per coinvolgere l’Unione europea in questo progetto serve gradualità, ovvero tempo e denaro”. “Oggi – ha spiegato Putin – in Europa la disoccupazione ha livelli elevati ed addirittura quella giovanile arriva in alcune nazioni anche al 45 per cento, mentre da noi ha livelli molto bassi, intorno a poco più del 2 per cento: per noi è necessario difendere la nostra occupazione”.

A chi ha fatto notare il cappio al collo di Kiev rappresentato dalle forniture di gas, Putin ha spiegato che il debito da saldare, con termine già scaduto, è di dieci miliardi di dollari, ai quali vanno aggiunti i crediti delle quattro principali banche russe, che porta a 30 miliardi di dlr il dovuto dall’Ucraina a Mosca.