di Enrico Oliari –
Il presidente russo Vladimir Putin è stato incalzato dai giornalisti a margine del forum economico a Vladivostock, dopo che la stampa britannica ha riportato la notizia che la tv siriana ha mostrato immagini di militari russi che combattono in Siria a fianco delle truppe regolari di Bashar al-Assad.
Putin ha spiegato che al momento non sono in corso azioni dirette dei militari russi contro lo Stato Islamico, ma che “Stiamo già fornendo un sostegno piuttosto forte alla Siria con tecnologia e formando militari”.
Mosca non ha mai fatto mistero del supporto prestato alla Siria nel conflitto, ed in più occasioni sono state individuate navi con armamenti e pezzi di ricambio dirette dalla Russia al paese mediorientale.
Daltronde la Russia possiede a Tartus, in Siria, una fornitissima base militare con aerei, mezzi navali e di terra, sottomarini, truppe e lanciamissili.
Il quadro geopolitico-militare vede basi statunitensi dal Marocco al Kirghizistan, se si vuole secondo una linea orizzontale (con l’esclusione di Iran e Siria), mentre la Russia, che dopo il crollo dell’Unione Sovietica sta cercando di riguadagnare terreno, ha basi nel proprio paese, a Sebastopoli (Crimea), a Tartus (Siria), e da poco ad Alessandria d’Egitto, secondo una linea verticale.
Il Daesh (Isis) è nato grazie al supporto di Occidente, Turchia e Qatar per combattere al-Assad senza intervenire in modo diretto in un paese alleato della Russia (vedi), tuttavia, gonfiatosi dei molti jihadisti e dei militari dei regimi pregressi (ad esempio dell’epoca di Saddam Hussein), è sfuggito da ogni controllo e si è manifestato con un’incredibile aggressività anche nei confronti dell’occidente. Giustamente a suo tempo il ministro degli Esteri iraniano Mohamad Javad Zarif ha parlato di “un Frankenstein tornato per divorare i suoi creatori”.
E’ divenuto prioritario, quindi, combattere il terrorismo con azioni più concrete dei raid della coalizione anti-Daesh, anche perchè la guerra siriana si trova in un punto di stallo e nel contempo l’emergenza profughi da quell’area del Medio Oriente sta comportando crescenti scossoni alla stabilità sociale europea, anche di paesi alleati della Russia come la Serbia.
Putin si è quindi detto oggi disponibile ad un’azione concreta di lotta contro il terrorismo rappresentato dallo Stato Islamico e a Vladivostock ha spiegato che “Stiamo facendo passi specifici e lo stiamo facendo pubblicamente. Se siete interessati ai dettagli, vi posso dire che vogliamo creare una sorta di coalizione internazionale per combattere contro il terrorismo e l’estremismo. Stiamo avendo colloqui con i nostri partner americani”. Ha quindi riferito di essersi sentito in proposito con il collega statunitense Barak Obama, come pure con i leader di Turchia, Arabia Saudita, Egitto e altri partner russi.
Resta ora da vedere quale sarà la risposta di Obama e soprattutto quale prezzo avrà un eventuale supporto contro il Daesh: Putin potebbe chiedere di riportare la Siria intera sotto il controllo dell’alleato Bashar al-Assad.

