di Guido Keller –
Attraverso un comunicato la Farnesina ha reso noto che “quattro italiani sono stati rapiti in Libia nei pressi del compound dell’Eni nella zona di Mellitah. Si tratta di dipendenti della società di costruzioni Bonatti” di Parma.
Il complesso di Mellitah, gestito in joint venture fra Eni e Noc (National Oil Corporation), è situato nella parte orientale del paese, non distante dal confine tunisino, ha una capacità di 1,25 milioni barili di petrolio al giorno e da lì parte il gasdotto Greenstream, lungo 520 km., che porta il gas a Gela, in Sicilia.
Nel febbraio scorso il quotidiano torinese La Stampa aveva riportato che l’Italia aveva inviato al largo delle coste libiche, proprio a nord dell’area di Mellitah, navi militari tra le quali la San Giorgio con gli incursori caricati a Brindisi al file di proteggere i propri interessi.
Nonostante si trovi nel territorio turbolento controllato dal governo “di Tripoli”, islamista, riconosciuto solo da Turchia e Qatar e con a capo Khalifa Ghweil, il complesso di Mellitah è sempre stato considerato tutto sommato sicuro, anche se nel novembre 2013 miliziani della tribù berbera Amazigh avevano occupato per qualche settimana l’impianto sequestrando anche lavoratori, in un’azione dimostrativa volta ad ottenere il riconoscimento di minoranza etnica ed ancor più che il principio di tutela delle minoranze entrasse a far parte del sistema politico libico.
Il comunicato della Farnesina continua rendendo noto che “L’Unità di Crisi si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con la ditta Bonatti” ed ha rammentato che “in seguito alla chiusura dell’ambasciata d’Italia in Libia il 15 febbraio, la Farnesina aveva segnalato la situazione di estrema difficoltà del paese invitando tutti i connazionali a lasciare la Libia”.
La Bonatti spa è un’azienda che offre, come è spiegato sul sito, servizi di ingegneria, costruzione, gestione e manutenzione impianti per l’industria dell’energia. Ha sussidiarie o associate in Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Kazakhstan, Austria, Messico Canada, Mozambico e Libia. Bonatti opera in 16 nazioni: Algeria, Austria, Canada, Egitto, Francia, Germania, Iraq, Italia, Kazakhstan, Messico, Mozambique, Romania, Arabis Saudita, Spagna, Turkmenistan e Libia.
I sequestrati sono Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla. Il primo è residente a Monterosso, in provincia di La Spezia; Piano vive a Capoterra, non lontano da Cagliari; Calcagno e Failla sono siciliani, uno di Piazza Armerina (Enna) e l’altro di Carlentini (Siracusa). Al momento non sono ancora giunte rivendicazioni per il sequestro ed ogni ipotesi circa gli autori rimane aperta. Quella più accreditata vede un’azione di miliziani di una tribù locale.

