di Enrico Oliari

Si complica la situazione delle famiglie italiane giunte nella Repubblica democratica del Congo e lì rimaste bloccate da ormai un mese e mezzo in quanto sono state sospese le procedure di adozione dei figli: si tratta di 24 coppie partite con i documenti in regola, ma che, è il caso di dirlo, si sono viste cambiare le carte in tavola dal governo di Kinshasa.

L’Ansa ha raccolto le testimonianze di alcuni di quelli che sarebbero dovuti diventare genitori dei piccoli congolesi, anche affidati in stato di pre-adozione, le quali hanno riferito addirittura che “Oggi ci hanno comunicato che le adozioni sono chiuse almeno fino a settembre-ottobre 2014”.

”Mia sorella – ha raccontato Francesca Gentili all’Agenzia nazionale di stampa associata – ha parlato con mia madre brevemente. Lei e il marito sono bloccati in una struttura religiosa, le altre 23 coppie in attesa di adozione ciascuna in un posto diverso fra alberghi e residence, tutti con i visti ormai scaduti. Ieri notte e stamani hanno sentito gli spari del conflitto fra ribelli e forze governative, l’Unità di crisi della Farnesina ha consigliato di non uscire di casa, ma noi siamo molto, molto preoccupati. Sono ore che provo a rimettermi in contatto con Michela via cellulare, ma non ci riesco”.

Nonostante il governo congolese abbia annunciato, solo pochi mesi fa, la sconfitta da parte del proprio esercito delle forze del Movimento 23 marzo (M23), gruppo ribelle la cui attività era concentrata principalmente nella regione del Nord Kivu, continuano ad esservi attacchi e scontri fra i governativi ed i guerriglieri, accusati dal governo centrale di essere al soldo di Ruanda e Uganda: si hanno notizie di violenze sui civili, di bambini rapiti per essere trasformati in soldati e persino di eccidi, come nel caso di quello avvenuto il 26 dicembre scorso presso il villaggio di Kamango, situato nello stato del Nord Kivu, nella parte orientale del paese, dove i ribelli hanno massacrato 40 persone.

Ma anche nella capitale ci sono scontri, tant’è che l’Ansa riporta la testimonianza di uno degli adottanti italiani, Enrico, il quale ha fatto sapere tramite un’email che “Siamo in pericolo”, “I ribelli hanno occupato la tv di Stato di Kinshasa prendendo ostaggi. Ci sono stati spari all’aeroporto che è chiuso. Noi temiamo per l’incolumità nostra e dei nostri figli”.

In ballo la presa del potere, ovvero l’acquisizione del controllo delle ricche risorse naturali del paese, come il rame.

Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha fatto sapere in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa Italia-Africa che al fine di assistere le coppie italiane e di aiutare a portare a termine le procedure di adozione, la Farnesina ha deciso di inviare presso l’ambasciata di Kinshasa altri due funzionari ed ha voluto precisare che la “mediazione diplomatica è arrivata a livello di presidenza del Consiglio”, evidenziando anche come le autorità italiane si adoperino “con insistenza e determinazione giorno per giorno, in una situazione non facile”.

Bonino ha quindi rivolto un appello all’ambasciatore della R.d. Congo, intervenuto alla presentazione dell’iniziativa, perché “la questione delle famiglie italiane in Congo possa essere superata nel dialogo e nella comprensione reciproca, perché credo che questo aiuti a mettere in comune buone pratiche che sono necessarie”.