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Nonostante in passato le autorità di Kinshasa abbiano annunciato la sconfitta del movimento 23 marzo (M23), la situazione nella provincia del Nord Kivu continua a preoccupare per la presenza di gruppi di ribelli e dell’alto tasso di criminalità presente.
Oggi l’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ha comunicato che negli ultimi giorni si sono registrati almeno 250 morti e 88mila sfollati per l’accrescersi violenze nella regione, una situazione che “preoccupa in modo estremo per le uccisioni e le altre gravi violazioni dei diritti umani ai danni dei civili a Beni, nella regione del Nord Kivu”. Da quanto si è appreso i gruppi ribelli attaccano la popolazione civile con i machete, e fra le vittime vi sono molti bambini.
Il portavoce dell’Unhcr, Adrian Edwards, ha affermato che “Siamo preoccupati: se non si interviene immediatamente, questa situazione provocherà livelli crescenti di malnutrizione che potrebbe diventare vera e propria carestia”.
Per l’ong Human Rights Watch, che ha citato funzionari dell’Onu e ufficiali dell’esercito, alla base degli attacchi vi sarebbero gruppi riconducibili alle “Forze alleate democratiche” (Fad), ovvero ribelli che sconfinano dall’Uganda e che raccolgono in Congo individui malcontenti del governo centrale.
Una situazione che potrebbe sfociare in un nuovo conflitto civile, per cui un gruppo di deputati di maggioranza e di opposizione hanno chiesto la creazione di una commissione d’inchiesta volta a chiarire chi siano i responsabili delle violenze e a sostituire i membri dell’esercito e della polizia con personale proveniente dalle altre provincie e che quindi sono sia compiacente con i ribelli.
Fin dalla fine del 1999 è presente nel paese una missione Onu, Monusco, la quale dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini congolesi e la stabilità in alcune aree del paese.

