di Belkassem Yassine –
Centinaia di manifestanti si sono radunati nel campo Rabuni a Tindouf, in Algeria (dove è stata rapita l’italiana Rossella Urru e due spagnoli dai terroristi locali, liberati dopo un pagamento di milioni di euro da parte di Italia e Spagma), in occasione della presenza di Hamatù Haduhen, alias Mohammed Abdelaziz, capo dei separatisti, il quale si doveva incontrare con suoi alleati ed alcune personalità algerine.
La manifestazione è stata organizzata per denunciare le dure condizioni di vita dei detenuti saharawi nei campi del Polisario, in Algeria, l’arricchimento ingiustificato della dirigenza del Polisario e per ottenere l’abrogazione delle pratiche della schiavitù nei campi.
Secondo fonti del luogo, riportate da numerosi siti e massa media internazionali, in particolare da “Futuro Saharawi” e “Algeria Times”, si sono evidenziate da subito tensioni: giovani saharawi hanno preso d’assalto l’edificio in cui era in corso l’incontro di Mohamed Abdelaziz con gli algerini, hanno scandito gli slogan della Primavera araba egiziana, libica e tunisina e d hanno urlato “Vattene” al capo del Polisario ed agli esponenti algerini.
Le stesse fonti hanno precisato che Mohamed Abdelaziz e i funzionari algerini, sorpresi dall’agitazione, sono stati costretti a scappare dalla porta sul retro dell’edificio ed a allontanarsi scortati dall’Esercito algerino.
Come sempre in questi casi, la rappresaglia e la vendetta dei miliziani del Polisario e della polizia politica algerina non si sono fatte attendere: nostre fonti hanno riferito che milizie armate del Polisario hanno attaccato violentemente i manifestanti, i giovani ribelli sono stati prelevati contro voglia dalle loro case e sono stati portati in destinazioni sconosciute, mentre Mohamed Abdelaziz ha ordinato di sospendere la razione di aiuti alimentari internazionali alle famiglie dei giovani rapiti e ai partecipanti della manifestazione, oltre che di mettere le loro case sotto stretta sorveglianza. Come conseguenza ora è proprio la dirigenza del Polisario a temere la reazione delle famiglie: la popolazione dei campi algerini vive al cento per cento dagli aiuti alimentari internazionali.
L’esercito e la gendarmeria algerini hanno costruito ultimamente muri di sabbia attorno ai campi di Tindouf e spesso partecipano alle atrocità contro gli oppositori e gli autonomisti saharawi, ovvero favorevoli all’autonomia locale del Sahara nel quadro dell’unità marocchina.

