di Francesco Cirillo –

I Balcani rischiano di diventare nuovamente una regione calda e di essere colpita da una crisi politica tra la Serbia e la Croazia. Il casus belli è il referendum che la Repubblica Srpska (Serba) della Bosnia sta portando avanti per l’istituzione della festa nazionale della nascita della repubblica appartenente alla federazione della Bosnia-Herzegovina.

Le elezioni croate hanno consegnato il paese a una maggioranza risicata della coalizione di centrodestra (HDZ), che ha ottenuto solamente 61 seggi, non sufficienti a formare un governo in modo autonomo: Zagabria teme che il referendum danneggi la minoranza croata del paese ed il leader dell’Unione democratica ha annunciato che agirà per proteggere i cittadini di etnia croata, definendo la Bosnia uno stato fallito.

Negli ultimi giorni si sono registrate tensioni diplomatiche tra la Serbia e la Croazia a causa dell’arresto da parte del controspionaggio serbo di Cedo Colovic, un agente segreto fermato poco prima di fuggire in Croazia. Colovic, 57enne nato in Croazia ma membro della minoranza serba, era sotto osservazione da parte dell’intelligence serba da diverso tempo, in quanto risultato essere stato reclutato dal SOA (servizi segreti croati) con il ricatto di poter essere processato per crimini di guerra compiuti durante la sua permanenza nell’esercito separatista della Repubblica serba di Krajina, l’entità statale a maggioranza serba in Croazia. Al comando della 75ma brigata motorizzata, Colovic ha combattuto nelle guerre Jugoslave 1990-1999) per poi trasferirsi a Belgrado. Da lì Zagabria lo ha reclutato come spia per avere informazioni sui protocolli di sicurezza e sui piani militari di Belgrado; a tradirlo il suo modo di agire da dilettante. Un’altra missione che ebbe per conto di Zagabria consisteva nel convincere i profughi serbi della Krejina a non testimoniare contro i generali croati Ante Gotovina e Bladen Markac e il fatto di essere un veterano di guerra gli garantiva accesso ai circoli militari serbi.

Zagabria ha smentito la propria implicazione poiché l’indagine era sotto giurisdizione dell’intelligence civile serba e non sotto quella militare, asserendo che la Croazia non ha bisogno di agenti simili sul campo visto che ha disposizione un efficiente dispositivo di intercettazione. Secondo fonti di Wikileaks la Croazia ha acquistato tra il 2013 e il 2014 per centinaia di migliaia di euro vari software da un’azienda di hackeraggio di stanza a Milano. Inoltre il SOA dispone di quattro centri di monitoraggio per intercettare quasi quarantamila conversazioni contemporaneamente. Per la Croazia la faccenda rappresenta l’ennesima invenzione dei media serbi volta a distogliere l’attenzione dai problemi economici di Belgrado.

La Serbia, come la Croazia, sta attraversando un periodo di forte crisi economica e il rischio di una nuova crisi nei Balcani rischia di minare la sicurezza della regione e dell’Unione Europea. In tutto questo il Cremlino spinge e appoggia il referendum dei serbi della Bosnia, tanto che ha investito ingenti somme in Serbia e nella repubblica serba della Bosnia per aumentare la propria influenza.

Se i serbi della Bosnia decidessero di andare avanti con il referendum, previsto per il 25 settembre, e Mosca dovesse sostenerli in chiave indipendentista, la Russia potrebbe guadagnare una nuova pedina nello scacchiere balcanico nei confronti dell’Europa

Ora la palla passa ai serbi della Repubblica Srpska, che in caso di vittoria si ritroverebbero isolati poiché Belgrado, alleato politico ed economico, non vuole porsi contro la comunità internazionale ed essere accusata di posizioni destabilizzanti.