di Guido Keller

La Procura generale del Cairo ha consegnato alla delegazione di investigatori italiani parte della documentazione richiesta per il caso Regeni, che non era stata portata a Roma all’incontro del 7 aprile: si tratta di altri tabulati telefonici e deposizioni di persone sentite dagli inquirenti egiziani, che seguono l’invio dei giorni scorsi dei tabulati di cinque utenze telefoniche di persone che avevano avuto a che fare o che si trovavano nella stessa area del ricercatore italiano al momento della scomparsa. Di Giulio Regeni si erano perse le tracce al Cairo la notte del 25 gennaio (anniversario di Piazza Tahrir), ed il corpo seviziato era stato trovato il 3 febbraio lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria.

Le utenze telefoniche sono di cittadini egiziani tra cui quello del capo del sindacato degli ambulanti, Mohamed Abdullah, mentre la documentazione consegnata agi ufficiali del Ros e ai funzionari dello Sco sono in fase di traduzione e potrebbero riguardare le ulteriori 8 utenze sollecitate dalla Procura nella seconda rogatoria.

Gli investigatori italiani stanno raggiungendo in queste ore il sostituto procuratore Sergio Colaiocco per rendicontare su quanto appurato in occasione del viaggio in Egitto.

Da Tunisi, dov’è in visita, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha affermato che “Aspetto una valutazione della procura. Sono certo che la procura quanto prima farà le sue valutazioni, il fatto che siano ripresi dei contatti di per sé è un fatto positivo, ma bisogna vedere cosa c’è dentro” la documentazione procurata oggi dal Cairo.

Intanto Vetogate, portale egiziano considerato vicino ai servizi segreti, ha pubblicato l’ultima “verità”, o tentativo di depistaggio, sul caso, riportando che la Procura egiziana starebbe investigando su sette poliziotti corrotti in seguito all’esposto di un avvocato, Mustafa Olwani, per il quale gli agenti avrebbero estorto a società straniere 76 milioni di dinari in prestiti e titoli: “durante un incontro con i poliziotti – afferma Olwani – avvenuto in un ristorante, con mia grande sorpresa ho visto Giulio Regeni, che mi è stato presentato come un esponente del ministero degli Esteri”. Ha anche detto che a Regeni erano stati offerti 150mila euro per far sapere i nomi degli ufficiali di polizia che avevano assaltato le manifestazioni dei Fratelli Musulmani in piazza Rabia al-Adawia al Cairo, come pure informazioni sul gruppo Ansar Beit al-Maqdis, legato all’Isis ed attivo nel Sinai contro l’esercito. Per Olwani erano stati gli stessi poliziotti ad uccidere Regeni.