di Enrico Oliari –

Dopo il Senato, anche la Camera ha stabilito di bloccare le forniture di pezzi di ricambio per gli F-16 all’Egitto, quale segno di ritorsione per i depistaggi e la poca collaborazione sul caso di Giulio Regeni, il ricercatore italiano di cui si erano perse le tracce al Cairo la notte del 25 gennaio (anniversario di Piazza Tahrir), ed il cui corpo seviziato era stato trovato il 3 febbraio lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria.

Intervenendo al question time, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha ribadito che Roma “pretende di sapere chi ha ucciso e torturato Giulio Regeni” per “la famiglia” e per “il popolo italiano che si sente oltraggiato da finte verità”.

La discutibile iniziativa dei parlamentari italiani, promossa da Sinistra Italiana, avrà solo l’esito di irrigidire le rispettive posizioni, dal momento che il Cairo acquisterà i materiali altrove; il ministero degli Esteri egiziano ha già parlato di “rammarico”, di azione che “non va di pari passo con il livello di cooperazione tra i due paesi” ed ha annunciato di stare studiando contromisure. Per il Cairo vi saranno quindi “impatti negativi in tutti i campi della cooperazione tra i due paesi: sul piano bilaterale, regionale ed internazionale”, ivi comprese la “cooperazione in corso tra Roma e il Cairo nella lotta all’immigrazione clandestina nel Mediterraneo e in Libia” e “la comune lotta al terrorismo”.

Il ministero egiziano ha anche voluto ricordare che nelle ultime settimane vi sono stati intensi scambi tra gli investigatori egiziani e quelli italiani, ai quali sono stati forniti “centinaia di documenti” e “decine di registrazioni” delle indagini, in segno di “totale trasparenza”.

La nota termina riportando che “resta l’impegno a mantenere il rapporto speciale con l’Italia, e ci si augura che l’Italia abbia lo stesso interesse e la stessa preoccupazione per i rapporti con l’Egitto”.

La fornitura dei pezzi di ricambio era stata decisa il 20 dicembre 2014 (Pinotti – Sedki Sobhi) sulla base della cooperazione militare tra i due paesi.

A far irritare l’Italia, opinione pubblica e governo, non è solo il fatto che ancora non siano ancora stati individuati i colpevoli dell’omicidio, poiché può accadere che le indagini richiedano tempo, bensì sono stati la cortina di fumo, i molti depistaggi e le mezze verità. Una presa in giro della memoria del giovane Giulio, della famiglia e dell’intero popolo italiano, per nascondere – il sospetto è questo – la mano dei servizi segreti e la realtà di un paese nel caos, tra regime e gruppi islamisti, del tutto insicuro per gli stranieri.

I pezzi di ricambio erano pronti per partire dal porto di Taranto, ma lì sono rimasti, con il ministero della Difesa che ha precisato che “nessun pezzo di ricambio né altro materiale per la manutenzione per gli F16 è stato spedito o consegnato all’Egitto” e che “rimangono nella piena disponibilità della Difesa”.

Pezzi di ricambio che, come si diceva, l’Egitto prenderà altrove, per cui iniziative come quella italiana di oggi sono del tutto inutili e controproducenti. Basti pensare che l’Italia aveva ottenuto nel marzo scorso una risoluzione del Parlamento europeo (588 sì, 10 no, 59 astenuti) che, oltre a denunciare i molti, troppi, casi come quello del ricercatore italiano, chiedeva ai Paesi membri di sospendere la vendita di apparecchiature di sorveglianza qualora sia dimostrato che tali apparecchiature venissero utilizzate per violare i diritti umani.

Non “forniture militari”, come avevan riportato alcuni media, per cui siamo lontani dall’interdizione della vendita di armi. Fatto sta che già il 18 aprile il presidente Francese era al Cairo per vendere un satellite, quattro navi da guerra e 12 cacciabombardieri Rafale, oltre ai 24 già comprati, con il New York Times che scriveva: “E’ “vergognoso” il silenzio della Francia (sul caso Regeni, ndr.), “il cui presidente François Hollande si recherà lunedì al Cairo per firmare un accordo sulle armi da 1,1 miliardi di dollari”. Il viaggio del presidente francese era per un pacchetto da 2,5 miliardi su diversi settori.

Nondimeno è stato il vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel, il quale si era recato in Egitto pochi giorni dopo con 120 imprenditori per firmare interscambi da 5 miliardi.

Sarà ora da vedere a quale misura simmetrica ricorrerà l’Egitto, paese con cui l’Italia ha interscambi, specie per l’energia e le costruzioni, di oltre 5 miliardi di euro.

Quanto approvato nel Parlamento italiano è quindi solo un gesto retorico, importante per dare il segnale che c’è attenzione sulla questione ma del tutto inutile nella praticità, anzi, dannoso nel momento in cui l’aviazione egiziana è impegnata attivamente nella lotta al terrorismo: gli F-16 egiziani hanno colpito in più volte l’Isis in Libia, e controllano il proprio territorio dove il rischio di espansione dello Stato Islamico è concreto, con Ansar Beit al-Maqdis, aderente all’Isis, che già occupa parte del Sinai.