di Guido Keller –

Dopo gli incontri alla Scuola superiore di Polizia, gli inquirenti italiani hanno giudicato insufficiente la documentazione prodotta dal Cairo sull’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso al Cairo la notte del 25 gennaio (anniversario di Piazza Tahrir) e il cui corpo seviziato è stato trovato il 3 febbraio lungo la strada che collega la capitale egiziana ad Alessandria.

La delegazione egiziana giunta a Roma era composta dal procuratore generale aggiunto del Cairo Mostafa Soliman, dal procuratore dell’Ufficio di Cooperazione internazionale Mohamed Hamdi el Sayed, dal generale della Polizia Adel Gaffar, dal brigadiere generale Alal Abdel Megid dei servizi centrali della polizia e dal vicedirettore della polizia criminale del governatorato del Cairo Mostafa Meabed, mentre quella italiana vedeva il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, il sostituto Sergio Colaiocco, il direttore dello Sco Renato Cortese e il comandante del Ros Giuseppe Governale.

La Procura italiana ha appurato la mancata consegna, tra l’altro, dei tabulati telefonici di una decina di utenze riconducibili a cittadini egiziani, i quali si erano trovati nelle vicinanze di Regeni nei giorni del sequestro, come non è pervenuto il ”relativo traffico di celle”.

Dati fondamentali per le indagini, ai quali gli egiziani avrebbero provato a mettere una pezza con dichiarazioni verbali che ricondurrebbero la responsabilità ai cosiddetti “squadroni della morte”, gruppi armati che operano ai margini dei servizi di sicurezza egiziani seminando il terrore. Ancora parole, niente prove.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni aveva avvertito già qualche giorno fa che, nel caso la collaborazione fosse risultata insufficiente, sarebbero state adottate “misure immediate e proporzionate”, e così è stato: il premier Matteo Renzi ha affermato che “L’Italia ha preso un impegno con la famiglia Regeni, con la memoria di Giulio Regeni, ma anche con la dignità di ciascuno di noi nel dire che non ci saremmo fermati se non davanti alla verità. Il procuratore di Roma, dottor Pignatone e i suoi collaboratori si sono espressi considerando deludenti i colloqui con le autorità egiziane e quindi è arrivato il richiamo in Patria per consultazioni dell’ambasciatore. Ci fermeremo solo davanti alla verità quella vera”.

Non si tratta della rottura delle relazioni diplomatiche, ma è comunque un chiaro segnale al Cairo da parte del principale alleato economico, industriale e politico occidentale dell’Egitto. L’ambasciatore Cairo Maurizio Massari è già giunto a Roma “per consultazioni”, ma sul piatto ci sono accordi importanti nell’ordine dei miliardi, come quelli per l’estrazione del gas dal maxi-giacimento di Zohr.

Un peggioramento dei rapporti potrebbe portare come prossimo gradino la Farnesina a sconsigliare i viaggi turistici in Egitto e la permanenza nel paese nordafricano per i ricercatori; si potrebbe poi passare allo stop per personalità egiziane dirette in Italia, alla sospensione dei vertici bilaterali, anche di quelli annuali, alla rottura delle relazioni commerciali, cioè al blocco dei 5 miliardi di investimenti in Egitto nel campo dell’estrazione degli idrocarburi, dell’edilizia, delle infrastrutture e dell’industria dell’energia.