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Sul caso di Giulio Regeni, scomparso al Cairo la notte del 25 gennaio (anniversario di Piazza Tahrir) e il cui corpo seviziato è stato trovato il 3 febbraio, ci sono da registrare oggi le rivelazioni raccolte da Repubblica di Hoda Kamel, ricercatrice del Centro egiziano per i diritti sociali ed economici ed amica del dottorando italiano, la quale ha raccontato di averlo visto sei giorni prima della sua scomparsa “per parlare dell’ipotesi di un salario minimo in Egitto”.
A distanza di un mese la donna è stata convocata per essere interrogata dalle autorità egiziane, alle quali ha spiegato che la sparizione di Regeni potrebbe vedere il coinvolgimento del sindacato degli ambulanti presso il quale il ricercatore compiva degli studi.
Nella fattispecie Regeni avrebbe avuto delle incomprensioni con Abdallah, capo del sindacato, con il quale avrebbe avuto un progetto da 10mila euro dell’Università di Cambridge, poi ritirato dal ricercatore.
Per Kamel “sicuramente il capo del sindacato degli ambulanti potrebbe essere un agente della polizia”, e quindi “la vendetta di Abdallah” sarebbe stata quella di dare alle autorità l’occasione per arrestarlo”.
Le autorità egiziane continuano intanto in una serie di spiegazioni sulla sorte di Regeni che faticano a stare in piedi: l’ultima della Procura del Cairo è che molte delle lesioni al corpo del ricercatore, che è risultato essere stato torturato brutalmente per giorni, sarebbero state provocate dall’autopsia.

