di C. Alessandro Mauceri

Nei giorni scorsi due dei quattro reattori della centrale di Dukovany, in Moravia meridionale (Repubblica Ceca), sono stati spenti a causa di una fuoriuscita del liquido refrigerante destinato al raffreddamento dei reattori. Le autorità locali hanno tenuto a rassicurare la popolazione affermando che non si è corso alcun rischio e che la chiusura dei due reattori si è resa necessaria per le operazioni messa in sicurezza dell’impianto. Le autorità competenti, l’agenzia di stampa ceca Czech News Agency e Petr Spilka, portavoce dell’impianto, hanno riportato che “i reattori 3 e 4 della centrale di Dukovany sono stati chiusi inaspettatamente al fine di riparare una delle tubature che trasporta il liquido refrigerante necessario a tenere sotto controllo la temperatura dei reattori. È impossibile al momento prevedere quando i lavori di riparazione finiranno e quindi quando le due unità riprenderanno la normale attività di produzione energetica”.

Allo stesso tempo la Čez, la società energetica nazionale, ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui è stato sottolineato che non esisterebbero problemi di sorta né per la scurezza né per l’erogazione di energia elettrica alla popolazione della Moravia.

L’ostinarsi nel sottolineare che non esisterebbero problemi per la salute ha avuto, però, l’effetto di far aumentare i timori sul vero stato dell’impianto: si tratta infatti di una centrale costruita tra il 1985 e il 1987 in cooperazione tra l’allora Cecoslovacchia e l’Unione Sovietica. Tanto più che il sistema di raffreddamento ad acqua è di grande importanza per la funzionalità dell’impianto e di conseguenza per la sicurezza: senza un adeguato impianto di raffreddamento i reattori potrebbero surriscaldarsi e creare un effetto a catena non molto diverso da quello che ha causato i peggiori disastri nucleari che si ricordino.

Inoltre pare che la decisione di spegnere i due impianti sia stata presa solo dopo che ci si era resi conto che non era possibile comprendere quali fossero le cause della perdita del liquido di raffreddamento entro i tempi previsti per gli interventi a “reattori accesi” (tre giorni). Per questo motivo, in accordo alle norme di sicurezza, solo dopo questo periodo, la direzione ha deciso di spegnere i reattori.

Il malfunzionamento è stato individuato nel corso dei lavori di costruzione di due nuove torri di raffreddamento della centrale nucleare. Anche per questo motivo sono in corso indagini per individuare un’eventuale rapporto di correlazione tra quanto avvenuto e i lavori di ampliamento.

A tutt’oggi tuttavia non si hanno certezze su cosa possa aver causato le perdite nel circuito di raffreddamento.