di Giuseppe Gagliano –
Il governo della Repubblica Dominicana ha disposto la deportazione di 10mila haitiani a settimana, una decisione drastica e controversa in risposta all’afflusso massiccio di migranti da Haiti, un paese colpito da una profonda crisi economica, politica e sociale. L’amministrazione del presidente Luis Abinader ha giustificato questa misura come una necessità per arginare l’eccesso di migranti che attraversano illegalmente il confine, alimentato dal caos causato dalla violenza delle gang e dalla debolezza delle istituzioni haitiane.
Nonostante il governo dominicano abbia affermato che queste deportazioni avverranno nel rispetto dei diritti umani, le organizzazioni internazionali e gli attivisti per i diritti civili hanno espresso forti critiche, sottolineando le condizioni disumane a cui potrebbero essere esposti i deportati una volta tornati ad Haiti, dove la fame e la violenza sono dilaganti.
Le Nazioni Unite hanno già chiesto di sospendere le deportazioni, poiché la situazione ad Haiti è al collasso, con bande armate che controllano vaste porzioni del territorio e un sistema sanitario e giudiziario prossimo al collasso. Haiti sta affrontando una delle crisi umanitarie più gravi della sua storia recente, con milioni di persone colpite dalla fame e decine di migliaia di sfollati interni che fuggono dalle violenze. Tuttavia la risposta internazionale, compresa la missione di sicurezza guidata dal Kenya, finora non è riuscita a invertire la tendenza della violenza, lasciando il governo dominicano nella difficile posizione di dover gestire una pressione migratoria senza precedenti. Il rischio è che la decisione di espellere in massa gli haitiani possa alimentare ulteriori tensioni tra i due Paesi e aggravare una situazione già estremamente fragile sull’isola di Hispaniola.




