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Situazione tesa nella Repubblica Centrafricana, dove da giorni si assiste ad una recrudescenza degli scontri dovuti al lungo golpe che nel 2003 ha portato al potere François Bozizé ed alla deposizione di Ange-Félix Patassé: quella della Repubblica Centrafricana è una storia di continui colpi di Stato fin dall’indipendenza dalla Francia avvenuta nel 1960.
Ed è a Parigi che la popolazione filogovernativa imputa continue interferenze nel paese, tanto che in questi giorni si è dapprima tenuto un sit-in di protesta presso l’ambasciata francese a Bangui, quindi ieri sono stati esplosi numerosi colpi verso la sede diplomatica fino ad un vero e proprio assalto all’edificio.
“Siamo qui perché è la Francia ad averci colonizzato. Ma la Francia ha la tendenza ad abbandonarci. Noi non abbiamo più bisogno della Francia. Si riprenda la sua ambasciata e se ne vada”, ha detto un dimostrante, mentre un altro gruppo di manifestanti ha invece preso di mira l’ambasciata Usa, lanciando sassi contro le auto in ingresso.
La Francia è accusata di fomentare la tensione e gli scontri nel paese africano, in particolare di dare sostegno ai ribelli Sekleka, che controllano Kaga Bandoro, la città mineraria di Bria, Bambari ed alcune città del nord ovest.
Nel frattempo le Nazioni Unite e gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro di tutto il loro personale giudicato non essenziale dalla Repubblica Centrafricana. Come ha spiegato il portavoce del Palazzo di Vetro, Martin Nesirky, “’il ritiro di 200 persone che lavorano per l’Onu in Centrafrica è una misura temporanea e precauzionale per ridurre la nostra presenza in caso la situazione dovesse deteriorarsi”. Nesirky ha anche spiegato che “dalla progressione militare i ribelli Seleka sembrano indicare che abbiano intenzione di catturare la capitale”.
Il capo dell’Eliseo, Francois Holland, ha comunque assicurato oggi che “le truppe militari francesi non interferiranno negli affari interni della Repubblica Centrafricana”. “Se siamo presenti – ha detto – non è per proteggere un regime, ma per proteggere i nostri cittadini e i nostri interessi. In nessun modo interverremo negli affari interni della Repubblica Centrafricana. Quei giorni sono passati”.

