di Giuseppe Ianniello –

Ormai sta diventando una moda, un costume. Sempre più paesi riconoscono lo stato della Palestina mediante il “voto simbolico”. Il fine è però nobile: riaprire il dibattito su una questione che va avanti da molto, troppo tempo. Migliaia i morti di una guerra fatta di diritti mancati e spesso dimenticata. Questi segnali di amicizia europei sono sempre molto attesi in Medio Oriente e contribuiscono, se non altro a smuovere l’opinione pubblica.

Recentemente il parlamento inglese aveva fatto presente il desiderio di riconoscere il territorio palestinese come Stato : “Il governo lo dovrà riconoscere di fianco allo Stato d’Israele, così da contribuire all’apertura di un negoziato tra i due paesi per la ricerca di una soluzione”. A ruota, sono seguiti il senato irlandese, i deputati spagnoli, quelli francesi e per ultimi i belgi. Ad oggi sono 135 i paesi che riconoscono pienamente ed effettivamente lo Stato di Palestina, a chiudere il cerchio, a fine ottobre, è stata la Svezia.

Laurent Fabius, ministro francese per gli affari esteri è fiducioso: “Il voto” dice “è utile per porre fine al conflitto” e continua: “Ci vorrebbe una risoluzione Onu, un appoggio internazionale per riaprire dei negoziati periodici. Se nell’arco di due anni tutto questo non è stato ancora fatto ci sarà una riconoscenza unilaterale da parte della Francia. Il nostro paese è pronto a prendere l’iniziativa per riportare la pace in Medio Oriente”. Parole d’impatto, pronunciate all’apertura dei lavori all’Assemblea nazionale, nella giornata dedicata al voto. “Dobbiamo fissare un calendario poiché dobbiamo convincere che questa volta non si tratterà di un ennesimo processo senza prospettive reali” e conclude, non lasciando spazio a dubbi,“La Francia è amica sia del popolo israeliano che di quello palestinese”.

Il ministro già il 28 novembre scorso aveva avanzato il suo grande desiderio ma i socialisti lo hanno anticipato, proponendo all’assemblea il testo da votare firmato da associazioni, privati cittadini e sindaci di varie comunità. C’è chi, invece, di questo “voto simbolico” proprio non ne vuol sentire parlare. Harlem Désir, segretario di Stato per gli affari Europei ha dichiarato che in realtà il voto porta ad una riconoscenza simbolica di uno Stato virtuale e non di uno Stato palestinese reale.

Il 2 dicembre 2014 però, i deputati della camera bassa francese hanno votato il riconoscimento. Tanti i reporter stranieri in sala pronti ad immortalare il momento: 339 favorevoli, 151 contrari, 16 astenuti e 64 non pervenuti. Per la sinistra è un passo importante e utile per portare a termine il conflitto israelo-palestinese. Ump e Udi, rispettivamente il centro-destra ed il centro, non sono della stessa idea ed hanno votato contro, anche se i primi erano stati, sino a poche ore prima, combattuti sul da farsi.

Il testo verrà dibattuto al Senato l’11 dicembre nonostante il duro commento da parte dell’ambasciata israeliana a Parigi : “Questo voto allontana la possibilità di arrivare ad un accordo di pace. Arriva ai leader ed al popolo un messaggio sbagliato”. Senza dar conto, come fanno notare in molti, che il voto arriva in un momento nel quale il governo israeliano naviga in una profonda crisi politica.

E mentre da una parte il deputato di sinistra Francois Asensi annuncia che “La Francia ha un appuntamento importante con il suo destino”, dall’altra Nicolas Sarkozy, neo presidente dell’Ump manifesta la sua opposizione e dal partito arrivano forti accuse verso questa risoluzione. Secondo Pierre Lellouche, senatore dell’Ump, il testo proposto, servirebbe ai socialisti per recuperare l’elettorato musulmano perso da Hollande dal 2012. Il Front National invece, era diviso sulla questione: Gilbert Collard ha votato contro ma Marion-Maréchal Le Pen classe ’89, nipote di Marine nonché la più giovane deputata della storia francese ha annunciato, senza peli sulla lingua, il suo voto a favore: “Al Fn siamo per il riconoscimento dello Stato palestinese poiché” dice “crediamo che servirà a donare dei diritti ma anche dei doveri, dunque modi per lottare contro il terrorismo”.

I Palestinesi festeggiano. Hanane Achraou, dirigente dell’organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), ha detto grazie al popolo francese ed ha invitato il governo a tradurre il voto in atto. Hamas si fa sentire tramite il suo portavoce, Sami Abou Zouhri, che ha dichiarato: “il testo riflette gli appelli nel mondo perché si riconoscano ai palestinesi i loro diritti”. Tel Aviv invece, resta contrario all’iniziativa, Netanyahu aveva avvertito il mese scorso: “La  Francia commette un grave errore seguendo l’esempio degli inglesi e degli spagnoli”.

Il 15 novembre 1988, l’Olp proclamò l’indipendenza della Palestina, così da essere riconosciuta da 82 paesi. All’appello però mancarono i paesi europei e gli Stati Uniti d’America inclini, per motivi ideologici ed economici, a non contrariare Israele.

Nel 2012 la Palestina ottenne una grande vittoria con il passaggio da “non-stato” osservatore a stato osservatore “non-membro” delle Nazioni Unite. Presto la Palestina porterà dinanzi al consiglio di sicurezza una risoluzione per ottenere la fine dell’occupazione dei suoi territori da parte di Israele, così da aprire la via alla creazione di uno stato realmente indipendente, progetto questo che potrebbe andare in frantumi a causa del veto posto dagli USA.

Lo stato, seppur riconosciuto dalla maggioranza dei paesi del mondo, non è mai riuscito a raggiungere il suo obiettivo. Per ora è composto solo da porzioni di territorio, senza frontiere definite e senza sovranità, amministrato da dirigenti illegittimi e corrotti, non eletti dal popolo;

Israele sta facendo comunque di tutto perché questa entità indipendente non venga istituita.

Yaalon Moshé, vicepremier, tempo fa disse che non c’era posto per un altro stato.  Come afferma Mustafa Barghouti, politico palestinese : “Netanyahu vuole fare della lotta palestinese un combattimento religioso; è la guerra di un popolo a cui viene negato il diritto all’autodeterminazione da 65 anni, non è mai troppo tardi per la libertà poiché continuiamo ad essere schiavi di un sistema discriminatorio e razzista”.

Quella di creare due stati, afferma il politico, non è la soluzione più giusta ma sicuramente la più realistica, poiché “permetterà la coesistenza pacifica e piano piano la riconciliazione dei due popoli, come avvenne per Germania e Francia”.

Dobbiamo ammettere, però, che questa decisione non ha, per il momento, alcun valore giuridico se non quello di provocare reazioni da tutto il mondo. È pur vero però che l’Europa ricopre un ruolo fondamentale poiché, se riuscisse a trovare un accordo con gli Stati Uniti in merito alle frontiere e alle garanzie di sicurezza, si aprirebbe uno spiraglio per la fine a questo eterno conflitto.

I voti simbolici permettono quindi, nel loro piccolo, di portare la questione dinanzi al Parlamento europeo, così da cercare e trovare una soluzione unica da adottare per tutti i 28 membri dell’Unione. Per qualcuno, però, la risoluzione votata dall’Assemblea nazionale francese non fa altro che costatare il fallimento degli innumerevoli tentativi di ristabilire la pace che vanno avanti dal 1991. La Francia, come altri paesi europei, si limita a riconoscere l’amministrazione palestinese in quanto autorità e lo Stato di Palestina in quanto paese “non membro” osservatore dell’Onu. Passi in avanti?