di Guido Keller –
Uno dei principali motivi per cui Abu Mazen ed i palestinesi hanno faticato a riprendere i colloqui di pace con Israele, interrotti nel 2010, è stata la politica di incessante costruzione di alloggi per coloni nei Territori occupati ed a Gerusalemme Est, tant’è che il Segretario di Stato Usa, John Kerry, aveva sudato sette camicie nella frenetica spola fra Amman, dove si trovava il leader dell’Autorità nazionale palestinese, e Tel Aviv.
Alla fine Kerry l’aveva spuntata ed alla fine di luglio la delegazione israeliana, guidata dal ministro della Giustizia Tzipi Livni, e quella palestinese, condotta da Saeb Erekat, si sono incontrate a Washington per i preamboli volti a far ripartire il dialogo fra le parti; tuttavia, mentre il primo punto riguardante la liberazione di 104 prigionieri palestinesi in carcere da prima degli accordi di Oslo del 1993 ha iniziato a concretizzarsi con la liberazione dei primi 26 della lista (se pur con qualche mormorio dovuto al fatto che fra le 26 persone liberate ve ne sono ben otto che sarebbero comunque state rilasciate entro i prossimi tre anni in quanto la pena è in esaurimento), la questione degli alloggi rimane aperta. Anzi, spalancata, se si pensa che anche oggi dal governo di Israele è arrivato il via libera alla costruzione di 942 alloggi a Gerusalemme, nella colonia di Gilo, annuncio che è arrivato dopo soli due giorni del permesso di costruire un totale di 1.187 case ed appartamenti sia nella parte orientale della città, che in Cisgiordania.
Critiche alla prova di forza di Tel Aviv sono arrivate dalla comunità internazionale, anche perché la decisione di costruire nuove case appare del tutto “inopportuna” proprio nel momento in cui le parti hanno iniziato nuovamente a parlarsi; preoccupato il mediatore, John Kerry, al quale non è rimasto altro da fare che invitare i palestinesi a non “reagire negativamente” all’annuncio e quindi di continuare con la partecipazione ai colloqui di pace: “Una volta risolto il problema della sicurezza e delle frontiere, si risolve anche quello degli insediamenti” ha spiegato Kerry, forse non considerando il fatto che quello degli insediamenti è, come si diceva, uno degli ostacoli principali allo svolgimento degli incontri fra i palestinesi e gli israeliani.
Kerry ha comunque voluto ricordare che anche gli Stati Uniti “considerano illegittimi tutti gli insediamenti in territorio palestinese”, posizione ripetuta ieri “molto chiaramente” anche al premier israeliano Benjamin Netanyahu nel corso di una conversazione telefonica.

