di Enrico Oliari –

Sono stati ritrovati nei pressi del villaggio di Halhul, a poca distanza da Hebron, i cadaveri dei tre allievi di una scuola rabbinica radicale presso una colonia nei pressi di Gush Etzion, rapiti lo scorso 12 giugno mentre facevano l’autostop: le tre vittime sono Eyal Yifrah, 19 anni, Gil-Ad Shayer, 16, e Naftali Yaakov Frenkel, 16, i cui corpi erano sul terreno, non sepolti e seminascosti da cespugli.

Fin dalla scomparsa dei tre ragazzi la polizia israeliana ha compiuto migliaia di perquisizioni ed ha arrestato centinaia di palestinesi, cosa che ha provocato la protesta degli abitanti e a Dura, dove si è evidenziata una piccola manifestazione di resistenza, un ragazzo di 13 anni è stato colpito a morte. Altre tre persone sono rimaste uccise nei giorni successivi presso altri villaggi in tafferugli della popolazione con i militari impegnati nella ricerca dei tre ragazzi.

Dopo che i famigliari hanno riconosciuto le vittime, si è tenuta una riunione d’emergenza del governo di Tel Aviv ed il vice ministro della Difesa, Danny Danon, che ha detto di essere “colmo di profonda tristezza dopo aver sentito dell’assassinio di Naftali Frankel, Gilad Shaer e Eyal Yifrach da parte dei terroristi di Hamas”, ha chiesto il lancio di un’operazione militare su vasta scala per “sradicare” il gruppo radicale palestinese.

Dello stesso tono ministro dell’edilizia Uri Ariel, esponente di spicco della destra radicale israeliana che solo pochi giorni fa ha annunciato la costruzione di 1500 alloggi a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, il quale ha ribadito che bisogna “colpire i terroristi senza pietà”.

Il presidente della Commissione parlamentare per gli Esteri e la Difesa Zeev Elkin ha aggiunto che vanno demolite le abitazioni degli assassini dei tre ragazzi e che vanno espulsi da Gaza i dirigenti di Hamas cisgiordani.

L’annunciata iniziativa di Israele contro Hamas, partito egemone a Gaza e da poco nel governo dell’Autorità nazionale palestinese con al-Fatah, ha scatenato la risposta altrettanto preoccupante degli esponenti della formazione politica: un portavoce ha affermato che “In questo modo Israele vuole aprirsi le porte dell’inferno”.

Proteste e disordini sono scoppiati nei pressi di posti di blocco istituiti dagli israeliani, cosa che inasprisce ulteriormente la tensione dovuta a giorni di lanci di razzi da Gaza verso Israele ai quali Tel Aviv ha risposto con numerosi raid aerei.

Israele, in primis Benjamin Netanyhu a cui non è andata giù l’alleanza fra Hamas ed al-Fatah, insiste nell’accusare Hamas dell’uccisione dei tre giovani, anche se resta difficile credere che il partito, nel momento in cui l’Anp sta firmando decine di trattati internazionali volti al riconoscimento della Palestina come Stato, si dia ad azioni vili di tale portata, con la conseguenza di dure reazioni.

Immediatamente dopo la sparizione dei tre giovani erano stati due i gruppi a rivendicare la responsabilità del sequestro: il “Battaglione dei liberatori di Hebron”, che aveva comunicato di aver agito “per senso di responsabilità verso i prigionieri palestinesi che si trovano nelle carceri dell’entità occupante”, e il gruppo jihadista salafita “Dawlat al-Islam”, propaggine dell’Isil (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) e quindi legato ad al-Qaeda.