di Enrico Oliari –
Incontro a Roma giovedì 4 luglio fra il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ed il premier libico Ali Zeidan, in realtà un proseguo dell'”incarico” affidato all’Italia lo scorso 18 giugno in occasione del G8 di Lough Erne.
Alla conferenza stampa, a cui era presente Notizie Geopolitiche, si è parlato infatti di stabilizzazione della Libia attraverso la cooperazione, cosa che, come ha spiegato Enrico Letta, porterà anche al controllo del fenomeno dell’immigrazione, sia “per quanto riguarda che coste mediterranee, che quelle meridionali della Libia, ovvero con il Ciad, che rappresentano un problema assai più complesso”.
La situazione nel paese africano è al di fuori di ogni controllo, anche perché la società libica si appoggia su una struttura di tipo tribale, per cui città o aree del paese sono sotto il controllo di una popolazione piuttosto che di un’altra; inoltre le milizie che hanno combattuto Gheddafi di fatto si sono auto costituite in reparti stabili autonomi, senza fondersi nell’esercito. Su quest’ultimo punto il premier libico ha voluto ribadire il suo impegno di favorire l’assorbimento nelle Forse di polizia o nell’esercito dei miliziani. La parte più a sud del paese è inoltre un corridoio in cui passa di tutto ed è casa di gruppi jihadisti, come pure di ex-fedelissimi all’ancien regime, basti pensare che il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, ha sostenuto che gli attentatori del 25 maggio ad una caserma ed a una miniera provenivano, appunto, dalla Libia, e che in passato tre camion carichi di armi sono stati colpiti da aerei nel sud della Tunisia mentre trasportavano armi vero l’Algeria. In particolare a Bengasi è un susseguirsi di attentati e di scontri, come la manifestazione dei cittadini contro la presenza della caserma delle milizie di “Scudo della Libia” dell’8 giugno scorso, che ha provocato 31 morti, o la bomba che è esplosa a metà maggio nei pressi dell’ospedale di al-Jana, uccidendo una quindicina di persone tra cui diversi bambini.
Già all’indomani dell’assassinio, avvenuto l’11 settembre scorso a Bengasi, dell’ambasciatore Chris Stevens (attacco al consolato nel quale sono morti anche quattro funzionari della rappresentanza diplomatica e, pochi lo ricordano, una decina di poliziotti libici), gli Stati Uniti hanno deciso di aumentare la presenza dei propri militari nella base siciliana di Sigonella, ma, dal momento che si teme che la Libia si trasformi in un nuovo failed state, vi era stata al G8 la richiesta a Letta di un intervento attivo di Roma, poiché la Libia viene vista come una zona di influenza italiana.
Così l’Italia, oltre che con il servizio di intelligence, dovrebbe contribuire alla formazione di migliaia di poliziotti e militari libici, in Sicilia e in Sardegna, soprattutto per disarmare la Libia, dove, come è stato osservato al G8, “non è lo Stato il maggiore detentore di armi e di armamenti”.
Così in occasione dell’incontro di Roma Letta ha offerto a Zeidan la possibilità di formare cinquemila tutori dell’ordine, come pure di partecipare attivamente al disarmo delle oltre 500 milizie presenti sul territorio. Si è inoltre parlato del sostegno al controllo delle frontiere meridionali anche impiegando nuovi sistemi tecnologici.
L’Italia sarà presente nel paese nordafricano anche per la costruzione ed il rilancio delle infrastrutture, come ospedali, strade, ferrovie e scuole, anche perché, a causa del conflitto, dell’instabilità e della conseguente mancata compensazione, le aziende straniere, specialmente cinesi, hanno chiuso i contratti in essere.
Di certo si è parlato a palazzo Chigi, senza che la cosa sia stata riportata in conferenza stampa, anche dei contratti siglati durante il regime in quanto si sospetta il pagamento di tangenti: il ministero per la Pianificazione sta esaminando più di 11 mila intese, per un totale di 110 miliardi di dollari, senza contare gli investimenti necessari per il rilancio del Paese.
In materia di energia Letta ha fatto sapere che lui ed Ali Zeidan si sono visti con l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, affermando, formalmente, che “il tema dell’energia è fondamentale per i rapporti Italia-Libia”.
Il premier libico ha inoltre ringraziato Enrico Letta per la calda accoglienza riservatagli a Roma ed ha invitato il premier Letta a Tripoli nelle prossime settimane, per seguire, come ha anche osservato il Primo ministro italiano, “passo passo l’evoluzione dei progetti”.

