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E’ vittoria dei liberali in Romania, dove l’outsider transilvano Klaus Iohannis, sindaco di Sibiu e primo rappresentante della minoranza tedesca in Romania, è stato eletto presidente del Paese in barba ai sondaggi che davano primo il premier scialista Victor Ponta.

Di certo su Ponta ha pesato il taglio dei voti dei cittadini residenti all’estero: per quanto non determinante (si tratta di 360mila voti), la decisione del governo ha inciso sull’orgoglio nazionale, scatenando polemiche e manifestazioni di protesta a Bucarest e causando le dimissioni del ministro degli Esteri Titus Corlatean.

Come se non bastasse ieri vi sono state gravi disorganizzazioni dei seggi all’estero, dove molti elettori sono rimasti in coda tutto il giorno per poi vedersi chiudere i cancelli, cosa che ha portato ad una sorta di rivolta in diverse città, come a Torino e a Parigi.

“Sarò il presidente di tutti, un presidente libero – ha detto Iohannis nelle sue prime dichiarazioni ufficiali -. Grazie agli oltre 6,2 milioni di romeni che hanno scelto il presidente della Romania. Grazie a tutti quelli che hanno votato, oltre il 64%, un’affluenza enorme, la sorpresa più bella di queste elezioni”.

“La campagna elettorale è finita – ha aggiunto – ora dobbiamo metterci a lavoro. Prendo questo incarico in modo serio e pronto a lavorare. I romeni hanno detto di volere un cambiamento profondo, un segnale importante per me e tutta la classe politica”.

Fra le prime sfide che lo attendono vi è la lotta alla corruzione, un flagello per il paese. Ma Iohannis in campagna lo aveva detto: sarà il suo cavallo di battaglia.

Da parte sua lo sconfitto Ponta, che ha detto di voler rimanere in carica fino alla fine del suo mandato, ha dichiarato di ritenere legittime le elezioni in quanto “gli elettori hanno sempre ragione”.