Notizie Geopolitiche

Subìto il colpo del voto della Camera che ha approvato la prima parte del processo che potrebbe portare all’impeatchment, la presidente del Brasile Dilma Rousseff ha pensato oggi di rilanciare e in conferenza stampa a New York, dove si trovava per la firma dell’accordo sul Clima: parlando di i “golpe parlamentare” in atto, ha fatto sapere l’intenzione, in caso di sconfitta, di appellarsi alla clausola del trattato del Mercosur (Mercato Comune dell’America Latina) che prevede la sospensione di un paese nel momento in cui il governo democraticamente eletto venga rovesciato. “Mi appellerò alla clausola della democrazia (del Mercosur, ndr.) se vi sarà una violazione di quello che considero un processo democratico”, ha affermato Rousseff.

La presidente brasiliana è accusata sul piano istituzionale di aver truccato i conti dello Stato per far apparire un andamento dell’economia migliore della realtà, ma anche di essere rimasta impigliata nello scandalo Petrobras, che vede bustarelle a nove cifre consegnate ai dirigenti dell’azienda pubblica del petrolio anche quando ai vertici vi era la stessa Rousseff; vi è poi la nomina, poi impugnata, dell’ex presidente Lula a ministro della Casa Civil al fine evitarne la messa sotto stato d’accusa per lo stesso affaire. Va detto che la Camera che ha approvato il primo step del procedimento non è un esempio di candore, dal momento che il 30 per cento dei deputati è inquisito, mentre il 10 per cento ha subito condanne.

A metà maggio toccherà al Senato votare, il cui voto arriverà dopo la creazione di un’apposita commissione e quindi fra una decina di giorni: serviranno 54 voti su 81, cioè due terzi, per mettere definitivamente Dilma Rousseff sotto stato d’accusa; in caso ciò avvenga, la procedura prevede che le redini istituzionali passino in modo provvisorio al vicepresidente Michel Temer, che con il suo partito, il Pmdb, ha da poco lasciato la maggioranza. La presidente avrà poi fino a 180 giorni di tempo per difendersi davanti ai giudici della Corta costituzionale, poi il Senato sarà chiamato ad un secondo voto.

La crisi politica sta investendo anche la preparazione dei Giochi olimpici, basti pensare che a pochi mesi dall’apertura delle competizioni sono risultate ancora gravi insufficienze nella costruzione delle infrastrutture.