di Giuseppe Gagliano

Non pochi studiosi indipendenti si domandano se dietro l’attentato al Crocus City Hall di Mosca dello scorso marzo non vi sia una precisa strategia di destabilizzazione posta in essere da Kiev, Londra e Washington, che consiste nel servirsi dello Stato islamico per realizzare i propri obiettivi volti a dissanguare Russia dall’interno attraverso l’azione terroristica, e dall’esterno attraverso l’attuale conflitto con l’Ucraina.

Non è forse vero che in Afghanistan la violenza che è stata attribuita allo Stato Islamico del Khorasan (IS-K) ha sollevato in modo legittimo rilevanti e interrogativi sulle precise responsabilità che le potenze globali hanno in questo contesto? Non è forse possibile che gli Stati Uniti abbiano attivato una vera e propria destabilizzazione proprio nella zona sud dell’Eurasia? Gli Stati Uniti non hanno forse alle spalle una lunga e drammatica storia di interventi che hanno certamente contribuito alla crescita dell’Isis con lo scopo di contrastare l’influenza sino-russa?

Gli Stati Uniti hanno certamente contribuito in modo significativo alla destabilizzazione dell’area, e ciò ha determinato notevoli ripercussioni sul territorio Russo, destabilizzazioni che sono state alimentate anche da una immigrazione tutt’altro che marginale dell’Asia centrale. Le finalità geopolitiche americane come sappiamo hanno come loro scopo principale quello di indebolire le potenze emergenti come la Cina la Russia, e pur di farlo non hanno alcun problema a servirsi sia di jihadisti che di neonazisti. In altri termini sia Kiev sia l’Isis possono essere considerati strumenti per portare avanti una vera e propria guerra indiretta nei confronti della Russia. Per esempio Kiev ha già da tempo reclutato jihadisti per combattere contro la Russia, e il ricorso a mercenari di varia provenienza per indebolire la Russia è ormai una pratica consolidata. D’altronde un’operazione di questo genere non viene forse condotta anche dal gruppo Wagner per esempio in Africa? Non è stata forse la stessa Russia a portare avanti azioni mirate in Europa? L’uso di gruppi estremistici per destabilizzare uno Stato nemico è una pratica ampiamente usata durante la Guerra fredda, sia dagli Stati Uniti che dai suoi alleati, oltre che naturalmente dalla Russia.

Non è certo una notizia clamorosa il fatto la Cia abbia sostenuto sia l’estremismo afgano che i neonazisti contro l’Urss durante la Guerra fredda, seguendo una vera e propria strategia della tensione, per usare un’espressione cara a noi italiani. I servizi segreti ucraini, cioè il Gru e il Sbu, hanno ricevuto addestramento sia dalla Cia che dal servizio segreto britannico MI6. Non è quindi fantapolitica sostenere che l’accusa della Russia abbia una sua legittimità. Infatti la Russia accusa l’asse Washington – Londra – Kiev di avere interesse a destabilizzare ulteriormente la situazione, utilizzando l’IS-K per deviare l’attenzione della Russia verso l’Asia centrale e il sud globale. L’obiettivo sarebbe quello di creare una frattura crescente all’interno della società russa, simile a quanto tentato durante le guerre in Cecenia. Questa strategia di accerchiamento è volta a sovraesporre la Russia, costringendola a fronteggiare minacce su più fronti.