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La crisi sta colpendo duro la corazzata energetica più solida di Russia. L’allarme questa volta arriva direttamente da Gazprom che ha visto diminuire del 37% a poco più di 7 miliardi di euro i suoi utili nel gennaio-settembre 2014, rispetto allo stesso periodo nel 2013. E nel terzo trimestre è andata ancora peggio, per il crollo del petrolio e la sospensione delle forniture di gas all’Ucraina, con un calo del 61% dell’utile netto a 105,7 miliardi di rubli, circa 1,4 miliardi di euro. La caduta dei prezzi mondiali del petrolio, crollati dall’estate scorsa di oltre la metà, potrebbe avere un impatto ben più consistente e negativo sulle prestazioni finanziarie del gigante russo.
Il colosso del metano chiarisce senza senza mezzi termini quali sono i rischi sul futuro: “La caduta mondiale dei prezzi del petrolio potrebbe portare ad abbassare i prezzi per il gas naturale” si legge in un documento di Gazprom. E questo, sempre secondo la compagnia potrebbe avere un riflesso anche sui “contratti a lungo termine” con i clienti europei o altri, “provocando una riduzione dei nostri proventi dall’esportazione. Ulteriori contrazioni potrebbero avere effetti negativi sul nostro business, sulle operazioni e i flussi di cassa, sulla posizione finanziaria, la possibilità di finanziamento delle spese in conto capitale”.
Un altro aspetto allarmante è l’incremento del debito di Gazprom: al 30 settembre 2014, ammontava a 16 ,2 miliardi di euro, il 14% in più rispetto al 31 dicembre 2013. Il motivo secondo la compagnia è l’apprezzamento del dollaro e dell’euro sul rublo, parzialmente compensato da un aumento di disponibilità di liquidità.

