di Giuseppe Gagliano

“Sanzione di blocco completo” degli Usa verso il popolare media informativo Russia Today (RT) è strettamente legata alla dinamica geopolitica che vede contrapporsi le potenze globali sulla gestione delle informazioni e sull’influenza mediatica, una risposta a ciò che Washington percepisce come una minaccia alla stabilità interna e all’ordine mondiale. Le autorità statunitensi vedono RT non solo come un’emittente televisiva, ma come uno strumento di propaganda russa, capace di influenzare l’opinione pubblica a livello internazionale e di minare la coesione interna dei paesi occidentali.

Questa mossa s’inserisce in un contesto più ampio di competizione tra grandi potenze, dove l’informazione gioca un ruolo chiave. Gli Stati Uniti, storicamente dominanti nello spazio informativo globale e quindi in grado di far prevalere la loro retorica, temono l’ascesa di voci alternative che possano competere con la loro narrazione dominante. L’emergere di piattaforme come RT ha infatti disturbato il monopolio mediatico occidentale, e i governi occidentali tendono a reagire con politiche restrittive per contenere l’influenza di tali media.

Questa dinamica ricorda i tentativi dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda di bloccare le trasmissioni straniere, come sottolineato dal parallelo con la proposta di Gorbaciov di fermare Voice of America in cambio della possibilità di trasmettere contenuti sovietici negli USA. Tuttavia, proprio come allora, il tentativo di bloccare le fonti di informazione esterne può rivelarsi controproducente, rafforzando l’idea che il potere dominante tema le verità alternative, e quindi spingendo più persone a cercare quelle informazioni.

Si attende ora la scontata iniziativa simmetrica da parte russa, con l’occidente che accuserà Mosca di attacco alla libertà di informazione.