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Cinque dei 30 attivisti di Greenpeace che lo scorso 18 settembre a bordo del rompighiaccio Arctic Sunrise, battente bandiera olandese, hanno compiuto un’azione di disturbo nei confronti della piattaforma petrolifera russa Prirazlomnaya, situata nel Mar di Pecora, parte del Mar Glaciale Artico a nord della Russia europea, sono stati formalmente incriminati con l’accusa di pirateria.

A renderlo noto è la stessa organizzazione ambientalista su Twitter, che parla di accuse “infondate” e denuncia la mossa degli inquirenti come “una vergogna”. I cinque sono il cameraman freelance britannico Kieron Bryan, l’attivista brasiliana Ana Paula Alminhana, il russo Roman Dolgov, che è tra i portavoce di Greenpeace, l’americano-svedese Dima Litvinov e la finlandese Sini Saarela.

Pochi giorni fa 22 degli attivisti, fra i quali il 32enne napoletano Christian d’Alessandro, erano stati condannati dal Tribunale distrettuale Leninksy di Murmansk a due mesi di reclusione, mentre per altri otto era rimasto il fermo; e, dal momento che l’imbarcazione utilizzata per l’azione dimostrativa batteva bandiera olandese, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov aveva convocato l’ambasciatore Olandese a Mosca Ron Van Dartel.

L’accusa di pirateria sembrava in un primo momento accantonata, ma oggi è arrivata la conferma della formalizzazione delle accuse nei confronti dei cinque, i quali ora rischiano fino a 15 anni di carcere.

Il giorno di pronunciamento della sentenza i siti Gazeta.ru, Lenta.ru, quelli dell’emittente radiofonica ‘Eco di Mosca’ e del giornale ‘Russky Reporter’ avevano oscurato per alcune ore le foto dell’azione in segno di protesta, in quanto fra i condannati a due mesi vi era anche il noto fotoreporter Denis Sinyakov, del ‘Russky Reporter’: Sinyakov stava infatti semplicemente documentando l’azione degli ecologisti per il sito di informazione Lenta.ru, che gli aveva assegnato l’incarico.