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La continua distruzione, che sta riguardando alcuni paesi dell’Europa orientale, dei monumenti dedicati a personalità legate all’Unione Sovietica ed agli eroi nazionali dell’ex repubblica comunista, oltre che la scelta di rinominare paesi e località con nomi “meno russi”, ha portato ieri il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, in visita ufficiale in Bielorussia, a stigmatizzare questa pratica definendola “inaccettabile e contro i principi della moralità”.

Durante la conferenza stampa tenuta assieme a Vladimir Makei, ministro degli Esteri del governo di Minsk, fedele alleato del Cremlino, ha infatti rivolto le proprie critiche soprattutto verso l’Ucraina e la Polonia, amministrate ora da governi filo-occidentali che stanno perseguendo una politica di “decomunistizzazione”, con il fine di cancellare la propria storia passata di paesi sottoposti per decenni al dominio dell’Urss.

Lavrov ha infatti espresso il proprio disgusto per l’abbattimento di monumenti di “eroi che hanno contribuito a liberare l’Europa dal nazismo”, una pratica che, durante la rivoluzione europeista avvenuta in Ucraina, con la quale è stato destituito il presidente filorusso Viktor Yanukovich in favore dell’europeista Poroshenko, è stata applicata a centinaia di statue e memoriali, distrutti perché identificati con il nemico russo.