di Marco Paganelli –

Il ministro degli Esteri di Mosca Sergej Lavrov ha dichiarato oggi che le sanzioni occidentali, in seguito alla crisi ucraina, contro il suo paese rappresentano un tentativo di attuare “un cambiamento di governo in Russia” mediante la distruzione della sua economia e le eventuali conseguenti proteste popolari.

Egli, citato dall’agenzia di stampa “Itar – Tass”, ha accusato inoltre la Casa Bianca di avere iniziato la campagna contro l’Isis in Siria per destituire in modo astuto il presidente del paese Bashar al-Assad (sostenuto anche militarmente dal Cremlino dal 1971) con la scusa della lotta per contrastare l’espansione dello Stato Islamico, però ha espresso la volontà di proporre una zona di libero scambio tra l’Unione Europea e l’Unione doganale nella riunione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Osce che si terrà a Basilea il prossimo dicembre.

L’Ambasciatore speciale del dicastero degli Esteri russo, Grigory Logvinov, ha espresso preoccupazione, con la Cina, per le eccessive misure militari degli Stati Uniti e dei loro alleati intorno alla Penisola Coreana in quanto hanno proposto condizioni preliminari inaccettabili.

Le dichiarazioni di questo tipo danno l’idea di un livello crescente di tensione tra le grandi potenze causato da una serie di divergenze come la questione della dislocazione dello scudo antimissile americano nel Vecchio Continente, l’integrazione di un sempre maggiore numero di paesi dell’Europa orientale nella Nato e ovviamente le crisi siriana e ucraina su cui la comunità internazionale fatica a trovare delle reali soluzioni diplomatiche.