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Come la Banca di Russia aveva paventato, il Servizio Federale di Statistica ha accertato che dall’inizio dell’anno l’inflazione in Russia è cresciuta del 10,4% e che l’inflazione settimanale ha raggiunto lo 0,9%.

Per correre ai ripari la Banca centrale ha, con ritardo, alzati i tassi del 6,5% al 17%, ma la misura a quanto pare non è servita a molto; il Servizio di Statistica ha inoltre previsto un peggioramento dell’inflazione, che per il 2015 si attesterà all’11,5%. Il rublo si è svalutato ed oggi per acquistare un euro occorrono 65,65 rubli.

Il 24 novembre il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha ammesso che “stiamo perdendo 40 miliardi di dollari all’anno a causa delle sanzioni e circa 90 – 100 miliardi di dollari annualmente a causa del calo del 30% del prezzo del petrolio”, ma la vera mazzata è arrivata pochi giorni dopo dalla riunione Opec di Vienna, dove ha vinto la cordata trainata dall’Arabia Saudita, per cui oggi l’Urals, il greggio russo, è dato a poco più di 60 dollari, contro i 91,75 di settembre.

Poco dopo è stata la volta di Bloomberg, che ha raccolto i pareri di 32 economisti internazionali e che ha dato come concrete le possibilità che la Russia nei prossimi 12 mesi possa entrare in recessione.