di C. Alessandro Mauceri

Il presidente del colosso russo Gazprom, Alexéi Miller, ha annunciato che, una volta completato il gasdotto verso la Turchia “Turkish Stream”, gli Stati europei dovranno approvvigionarsi in questo Paese e non più attraverso l’Ucraina. Per farlo, però, i Paesi che vorranno rifornirsi del gas russo dovranno costruire nuovi gasdotti che porteranno a un centro di distribuzione al confine tra la Turchia e la Grecia per poter ricevere il gas russo.

La risposta dell’Ue non si è fatta attendere: “I nostri esperti analizzeranno ora il piano di Gazprom per quanto riguarda la sua fattibilità economica, legale e giuridica, così come le sue conseguenze, prima di prendere una decisione definitiva in materia”, ha detto una portavoce della Commissione europea, Anna-Kaisa Itkonen, la quale ha aggiunto che “In ogni caso ci aspettiamo che gli impegni che derivano dagli accordi esistenti sul gas vengano rispettati”.

La situazione si è complicata dopo la pubblicazione, sulla Guce (Gazzetta ufficiale Ue) di oggi, della risoluzione comune sulla situazione in Ucraina. Una risoluzione che (punto 18) “evidenzia la necessità di accrescere in modo radicale la sicurezza e l’indipendenza energetiche dell’Unione e la sua capacità di resistere alle pressioni esterne, nonché di ridurre la sua dipendenza dalla Russia, mettendo in atto nel contempo soluzioni alternative concrete per aiutare gli Stati membri che attualmente si avvalgono della Russia come unico fornitore; invita l’Ue a perseguire un’autentica politica energetica esterna comune e ad adoperarsi per la creazione di un’Unione europea dell’energia; incoraggia la piena attuazione del mercato comune interno dell’energia, compreso il terzo pacchetto per l’energia, e il proseguimento incondizionato della causa pendente contro Gazprom”.

Sia il South Stream (ora annullato dalla Russia) che il Turkish Stream sono progetti strategici non indifferenti per il futuro approvvigionamento energetico di molti Paesi europei. Non solo per l’Ucraina, che fino ad oggi ha guadagnato miliardi di euro in tasse di transito (oggi attraverso questo Paese passano circa l’80 per cento delle importazioni di gas dell’Unione europea dalla Russia). Ma anche per Paesi come Bulgaria, Ungheria e Italia, ovvero i Paesi attraverso i quali sarebbe dovuto passare il South Stream, per cui ora l’Unione europea è in causa con la Russia.

“Il Turkish Stream è l’unica via lungo la quale 63 miliardi di metri cubi di gas russo potranno essere forniti, quelli che attualmente passano attraverso Ucraina. Non esistono altre opzioni” ha detto Miller. Che ha anche avvertito il commissario Šefčovič che l’Ue deve sbrigarsi a costruire le infrastrutture necessarie per il trasporto tra la Turchia e la Grecia: “Hanno un paio di anni al massimo per farlo” ha detto il capo di Gazprom. Non molti in realtà. In pratica per rispettare la scadenza, il lavoro sulla costruzione delle altre parti del gasdotto nei Paesi dell’Unione Europea dovranno iniziare immediatamente e proseguire a ritmo frenetico. E cosa accadrebbe se questa tempistica non venisse rispettata? Miller è stato perentorio: “In caso contrario, questi volumi di gas potrebbero finire su altri mercati”.

Intanto, ogni giorno che passa sempre più Paesi comunicano di voler tornare o di voler intraprendere la strada del nucleare per soddisfare i propri bisogni energetici.