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Fra l’Ucraina e la Russia scoppia nuovamente la crisi del gas: Mosca ha fornito le regioni del Donbass, controllate dai ribelli filo-russi, di gas per “motivi umanitari”, ma ora pretende che a pagare sia Kiev.
A seguito delle pregresse dispute sul gas e soprattutto dopo la decisione degli ucraini di non aderire all’Unione Doganale Euroasiatica ideata dal presidente russo Putin, l’Ucraina si trova costretta a pagare il gas anticipatamente, ma nelle previsioni di Kiev non vi era il fatto che dalle quote versate venisse detratto anche il gas destinato a Lugansk e a Donetsk.
Alexei Miller, numero uno del colosso energetico russo Gazprom, ha comunicato che “L’Ucraina
non ha effettuato per tempo un nuovo versamento anticipato e le restano solo 219 milioni di metri cubi di gas prepagato”, per cui “Le sue forniture termineranno tra soli due giorni, il che solleva seri rischi per il transito di gas verso l’Europa”.
Il ministro dell’Energia, Aleksandr Novak, ha reso noto che i 15 milioni di dollari inviati da Kiev non sono ancora arrivati sul conto corrente della Gazprom, per cui l’interruzione di gas diventa “probabile”.
In realtà l’Ucraina oggi riesce a soddisfare due terzi del proprio fabbisogno con gas autoprodotto, mentre la restante Europa ha diversificato a tal punto le forniture di energia che difficilmente verrebbe influenzata in modo apocalittico dalla chiusure dei rubinetti russi (il primo fornitore di gas all’Italia è l’Algeria, come pure Eni ha trovato ingenti giacimenti in mozambico). Va tenuto inoltre presente che come c’è chi deve acquistare il gas, c’è chi lo deve vendere, specie se, come nel caso della Russia oggi data in recessione, rappresenta la metà delle proprie entrate.

