Notizie Geopolitiche –
Ha iniziato a vuotare il sacco Zaur Dadayev, uno dei sette ceceni arrestati in quanto sospettati di aver organizzato e compiuto l’assassinio del leader dell’opposizione Boris Nemtsov, lo scorso 27 febbraio. Quattro, per cui i termini di fermo sono stati prorogati di 60 giorni, si sono proclamati innocenti: si tratta dei fratelli Anzor e Shagid Gubashev (cugini di Dadayev), Ramzat Bakhaiev e Tamerlan Eskerkhanov, tutti catturati in Inguscezia.
Gli agenti dell’Fsb hanno anche cercato di arrestare una sesta persona a Grozny, Beslan Shavanov, ma questi ha prima lanciato una granata contro gli agenti e poi si è fatto saltare in aria.
Degli altri due ancora non si conoscono le generalità, ma è stato divulgato che erano in contatto con Zaur Dadayev, il quale è un ex ufficiale del battaglione Sever, la polizia di sicurezza cecena, e con Shavanov.
Non si conosce ancora il movente dell’assassinio di Nemtsov, anche se la pista seguita sarebbe quella dell’omicidio motivato con il fatto che Nemtsov aveva assunto posizioni molto critiche nei confronti dell’Islam a seguito della strage alla redazione del Charlie Hebdo. Una versione che, va detto, non convince non solo le opposizioni, per quanto già vi sia la confessione di Dadayev.
Ai ceceni gli inquirenti sono arrivati analizzato migliaia di fotogrammi delle telecamere delle vie cittadine e quindi ridisegnando il tragitto compiuto dagli assassini, mentre a sparare materialmente alla schiena del politico sarebbe stato Dadayev: ”Il coinvolgimento di Dadayev nel crimine è confermato, oltre che dalla sua confessione, dalla totalità delle prove raccolte”, ha spiegato la giudice Natalia Mushnikova.

