di C. Alessandro Mauceri

Pochi giorni fa, due delle principali agenzie di rating Usa hanno abbassato il rating della Russia a BB+, il livello che gli esperti di finanza chiamano “spazzatura” (non conviene acquistare titoli riferiti a quel soggetto in nessun caso).

La risposta da parte della Russia non si è fatta attendere. Oggi l’agenzia di rating cinese Dagong ha confermato il rating del credito sovrano della Russia, in moneta locale e straniera, a livello “A con outlook stabile”. “Nonostante il fatto che l’economia russa sia stata influenzata dall’ambiente esterno deteriorante, il livello delle riserve in valuta della Russia fornisce il buffer necessario per l’economia russa” è stato il giudizio. Allo stesso tempo, Dagong ha assegnato al colosso russo del metano Gazprom il più alto rating di credito.

Una conferma del fatto che, contrariamente a quanto ha affermato l’ex Segretario di stato Usa Henry Kissinger la scorsa settimana, il governo di Mosca non è affatto isolato. Le relazioni tra la Russia e molti altri Paesi, primi fra tutti i Paesi Brics e, tra questi, Cina e India, sono forti e stabili.

A dimostrarlo anche le affermazioni dei ministri degli esteri di Russia, Cina e India dopo gli incontri dei giorni scorsi, a Pechino. “Le nostre relazioni sono ora ad alti livelli, senza precedenti” ha detto il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov dopo l’incontro l’omologo cinese Wang Yi.

Lo stesso Kissinger ha dovuto riconoscere che l’isolamento della Russia voluto dagli Usa con la collaborazione dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa (che ha addirittura invitato il rappresentante russo a non presenziare alla seduta in cui si discuteva delle “crisi ucraina”) non potrà durare al lungo e che gli Stati Uniti dovranno permettere alla Russia di svolgere “un ruolo essenziale” nell’ambito della comunità internazionale.

Ruolo che la Russia (insieme con Cina e India), ha già chiesto ufficialmente di poter ricoprire: Nuova Banca di Sviluppo, la banca internazione creata dai Brics (è stata inaugurata solo ad agosto 2014), ha richiesto formalmente al Fmi, il Fondo Monetario Internazionale, che, in base a quanto previsto dall’accordo del 2010, venga riconosciuto il “peso” delle economie di Russia, Cina e India al suo interno. Fino ad ora il “peso” (in termini di voti) dei tre Paesi Brics è dell’11%, ma la somma delle economie di questi Paesi supera abbondantemente il 20% a livello globale. Un’irregolarità che, fino ad ora, gli Stati Uniti si sono rifiutati di correggere. Se tale modifica venisse accettata, infatti, gli Usa perderebbero il proprio ruolo di dominatori della finanza globale.

Un ruolo, ogni giorno che passa, sempre più anacronistico.