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A lavoro i tribunali di San Pietroburgo per decidere se provvedere alla scarcerazione o tenere in prigione in attesa di processo i 30 di Greenpeace che lo scorso 18 settembre si erano portati fin sotto la piattaforma petrolifera russa Prirazlomnaya, situata nel Mar di Pecora, parte del Mar Glaciale Artico a nord della Russia, utilizzando la rompighiaccio Arctic Sunrise: arrestati ed accusati in un primo momento di pirateria, articolo 227 del Codice penale che prevede fino a 15 anni di reclusione, si sono visti poi attenuare la loro posizione con l’accusa di teppismo, reato che prevede comunque fino a 7 anni grazie, all’evidente intervento politico di Mosca.

Il tribunale Kalininsky di San Pietroburgo ha disposto oggi la scarcerazione su cauzione di tre attivisti russi, mentre quello di Primorsky ha prorogato di ben 3 mesi la custodia preventiva per l’attivista australiano Colin Russell, che resterà dunque in cella almeno fino al 24 febbraio.

I tre liberati sono la 37enne Iekaterina Zaspa, medico di bordo del rompighiaccio, Denis Siniakov, il fotografo russo che seguiva la spedizione, e Andrei Allakhverdov, capo ufficio stampa di Greenpeace Russia; per loro è stata prevista una cauzione di 2 milioni di rubli (45mila euro) ciascuno.

In passato il consigliere del Cremlino per i Diritti umani Mikhail Fedotov aveva affermato che le accuse mosse dal magistrato “sono ridicole”: “non c’è la minima base per parlare di pirateria – aveva detto Fedotov – . Avrebbero allo stesso modo potuto incriminarli per stupro di gruppo a danno della piattaforma”.