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Rublo in caduta libera. Non sono bastate le misure (a dire il vero in ritardo) di protezione della moneta introdotte dalla Banca centrale, la quale ha alzato i tassi del 6,5% al 17%: oggi sulla Borsa di Mosca il tasso di cambio dell’euro è arrivato a toccare quota 70 rubli, mentre il dollaro è già a 58 rubli.
Come se non bastasse le banche russe non possono cercare liquidità dove c’è, cioè nei mercati occidentali, per cui la Tesoreria federale ha tentato oggi di mettere all’asta depositi per 3 miliardi di dollari per 28 giorni, un’offerta rivolta alle banche che così potranno acquistare non meno di 300 milioni di dollari al tasso medio ponderato del 2,66%, abbattuto dell’1,6% rispetto ai tassi di mercato.
Il quadro complessivo vede i recenti dati diffusi dal Servizio Federale di Statistica, il quale ha accertato che dall’inizio dell’anno l’inflazione in Russia è cresciuta del 10,4% e che l’inflazione settimanale ha raggiunto lo 0,9%.
Il 24 novembre il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha ammesso che “stiamo perdendo 40 miliardi di dollari all’anno a causa delle sanzioni e circa 90 – 100 miliardi di dollari annualmente a causa del calo del 30% del prezzo del petrolio”, ma la vera mazzata è arrivata pochi giorni dopo dalla riunione Opec di Vienna, dove ha vinto la cordata trainata dall’Arabia Saudita, per cui oggi l’Urals, il greggio russo, è dato a poco più di 60 dollari, contro i 91,75 di settembre.
Poco dopo è stata la volta di Bloomberg, che ha raccolto i pareri di 32 economisti internazionali e che ha dato come concrete le possibilità che la Russia nei prossimi 12 mesi possa entrare in recessione.

