di Marco Paganelli –

Il portavoce del ministero degli Esteri di Mosca Alexander Lukashevich ha minacciato di rispondere in modo adeguato nei confronti della Lettonia, la quale lo scorso novembre ha espulso il politologo e direttore del Fondo Nazionale per la Sicurezza Energetica russa Konstantin Simonov, in quanto considerato una minaccia alla sicurezza nazionale.

L’irritazione del Cremlino è dovuta al comportamento, giudicato falso, del governo di Riga (che è membro della Nato dal 2004): questa nuova situazione è destinata probabilmente ad intensificare il clima di tensione che sta investendo l’intera comunità internazionale da molti mesi.

L’Ucraina ha reso noto, nelle scorse ore, che entro fine anno acquisterà dalla Russia molti miliardi di metri cubi di metano e che desidera indire un referendum per entrare nella Nato anche se Berlino si è recentemente opposta; Mosca ha riferito intanto che da metà del prossimo mese inizieranno i lavori per costruire il gasdotto “South Stream” nonostante l’evidente opposizione dell’Unione Europea, che lo giudica non conforme agli ultimi provvedimenti approvati in materia.

Il Commissario del ministero degli Esteri russo per i Diritti Umani, Konstantin Dolgov, ha condannato la decisione degli Stati Uniti e del Canada di opporsi alla risoluzione delle Nazioni Unite contro il Neonazismo definendo ciò “una violazione delle decisioni del Tribunale di Norinberga”, aggiungendo inoltre che tale ideologia potrebbe espandersi in Europa se non sarà fermata a Kiev il cui governo è stato invitato ieri dal Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, ad aderire all’Alleanza Atlantica.

Il presidente Vladimir Putin ha dichiarato nelle scorse ore che potrebbe diventare operativo dal primo dicembre il Comando strategico del suo paese nella zona Artica e ciò sarebbe un ulteriore elemento di frizione con l’Occidente.