di Guido Keller

Si alleggerisce la posizione dei trenta attivisti di Greenpeace che lo scorso 18 settembre si sono portati fin sotto la piattaforma petrolifera russa Prirazlomnaya, situata nel Mar di Pecora, parte del Mar Glaciale Artico a nord della Russia, utilizzando una rompighiaccio Arctic Sunrise: arrestati ed accusati in un primo momento di pirateria, articolo 227 del Codice penale che prevede fino a 15 anni di reclusione, stanno vedendo in questi giorni la loro posizione migliorarsi grazie all’evidente intervento politico di Mosca.

Già il consigliere del Cremlino per i Diritti umani Mikhail Fedotov aveva affermato qualche giorno che le accuse mosse dal magistrato “sono ridicole”: “non c’è la minima base per parlare di pirateria – aveva detto Fedotov – . Avrebbero allo stesso modo potuto incriminarli per stupro di gruppo a danno della piattaforma”.

Da allora si sono verificati una serie di eventi anche paradossali, quali, tanto per dirne alcuni, la convocazione da pare del ministro Lavrov dell’ambasciatore Olandese a Mosca, Ron Van Dartel, in quanto l’imbarcazione degli attivisti batteva bandiera olandese, poi ancora il fermo, l’8 ottobre, del diplomatico russo Dmitry Borodin a L’Aia ritenuto responsabile di abusi nei confronti dei figli, cosa che che aveva fatto infuriare il presidente Putin, il quale aveva affermato che “Questa è la più grossa violazione della Convenzione di Vienna. Ci aspettiamo spiegazioni e scuse e che i responsabili vengano puniti”.

Poi è stata la volta dell’olandese Onno Elderenbosch, 60 anni, il quale ha trovato sul pianerottolo del suo appartamento di Mosca due uomini vestiti da elettricisti che gli hanno chiesto di entrare in casa per verificare un guasto; entrati, lo hanno aggredito, legato e disegnato con un rossetto su uno specchio un cuore e la scritta in russo LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender).

Ed infine l’intenzione del governo olandese di portare dinnanzi alla Corte Internazionale del Diritto del Mare, che ha sede ad Amburgo, la Russia: il proposito era quella di cercare di ottenere la liberazione degli attivisti ed il dissequestro della Arctic Sunrise, ma la Russia ha fatto sapere di non volersi neppure presentare dinnanzi a tale giudizio.

L’intricata questione, in cui è coinvolto anche il militante ecologista italiano Christian D’Alessandro, ha tuttavia presentato un nuovo colpo di scena: la posizione degli arrestati si è infatti andata via via alleggerendo e, dall’accusa di pirateria si è passati a quella di teppismo.

Ivan Blokov, direttore della campagna per la Russia dell’organizzazione ambientalista, ha comunque affermato oggi che quanto contestato è “avventatamente sproporzionato”, poiché “tutte le accuse vanno in generale revocate”: “Non esistono infatti – ha continuato Blakiv – le basi per formularle o per esercitare l’azione penale”, dal momento che l’azione degli attivisti non poteva ne’ essere interpretata come atto di pirateria, ne’ come di teppismo.

Blakov ha anche osservato che “Nel complesso è illogico trattenere persone in custodia per trenta giorni, anche se si trattasse di teppismo” ed ha concluso dicendo che “Sono inoltre rimasto stupefatto dal rifiuto della Russia di prendere parte alle udienze davanti al Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare”.