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E’ stata accertata l’uccisione di Doku Khamatovich Umarov, uno dei leader del terrorismo islamico nella regione del Caucaso settentrionale: a darne notizia attraverso l’agenzia di stampa statale Ria-Novosti sono stati i Servizi segreti russi (Fsb) che lo avrebbero, come ha detto il capo dell’intelligence Aleksandr Bortnikov, “neutralizzato”.

Nato nel 1964 e con sei figli, era stato dato per morto dallo stesso gruppo terrorista l’ultima volta lo scorso 18 marzo; in occasione delle Olimpiadi di Sochi aveva più volte minacciato attentati, ma il suo curriculum pullula di azioni terribili, come l’esplosione nel 2009 sul treno Mosca-San Pietroburgo (26 morti), gli attentati in Inguscezia nel 2004, dove ha perso la vita anche il ministro dell’Interno, lo scorso dicembre a Volgograd (30 morti), nel 2010 alla metropolitana di Mosca (39 morti) e all’aeroporto (36 morti).

Durante la breve indipendenza della Cecenia, dove era stato uno dei comandanti delle operazioni contro l’Esercito russo, era stato ministro della Sicurezza.

In passato aveva detto che “A tutti quelli che mi chiamano terrorista rido in faccia, siano essi politici o giornalisti”.