di Enrico Oliari –

Tutto verte attorno agli accordi di Minsk II, del febbraio scorso. E’ questo il senso dell’incontro fra il premier italiano Matteo Renzi e il presidente russo Vladimir Putin di ieri nella visita all’Expo.

Renzi è fra due fuochi. Perché l’Italia resta il quarto paese commerciale della Russia e il mondo dell’impresa sente il peso delle sanzioni; solo nell’incontro di Putin con Enrico Letta a Trieste il 26 novembre 2013 erano stati firmati ad alto livello un centinaio fra accordi, intese e trattati in ogni campo, dall’energia all’agroalimentare, dall’industria spaziale al turismo. Si intende: per quanto Putin voglia dimostrarsi inossidabile, le sanzioni pesano alla Russia e non poco, basti pensare che già in passato il ministro delle Finanze Anton Sulianov aveva quantificato in quasi 150 miliardi le perdite per il calo del prezzo del petrolio e per le sanzioni. L’altro fuoco è rappresentato dagli obblighi che l’Italia ha di rispetto degli accordi europei ed atlantici, per cui in occasione del recente G7bavarese lo stesso Renzi si è detto favorevole a mantenere le sanzioni nei confronti della Russia. Perché, se il problema non è tanto l’interferenza di Mosca nel Donbass, rimane la questione della Crimea, a tutti gli effetti occupata unilateralmente dalla Russia.

Dall’incontro di ieri è emerso nuovamente il rimpallo di accuse fra la Russia e l’occidente su chi non stia rispettando gli accordi di Minsk II, con Putin che accusa l’occidente e l’occidente che accusa Putin, ma è ormai sotto gli occhi di tutti che gli accordi non sono attuati in primis da Kiev, dal momento che non è stata avviata l’autonomia regionale delle regioni orientali, come neppure il ritiro delle armi pesanti entro una certa fascia.

All’Ansa fonti Usa hanno detto che quanto stabilito al G7 “è chiaro”: i leader, “compreso il premier Matteo Renzi”, si sono impegnati “per mantenere le attuali sanzioni” e “per imporne delle altre se necessario”. Il ritorno al “business as usual” con la Russia “non sarà possibile” fino a che gli accordi di Minsk non saranno pienamente rispettati.

Potrebbe accadere che a togliere Renzi dall’impasse sia essere l’amico-nemico di sempre Silvio Berlusconi, il quale si è incontrato con Putin a Roma: è vero, certe alleanze internazionali non si toccano, ma volendo… ”Domani presenteremo alla Camera una mozione che si rivolge al Governo per non continuare nelle sanzioni verso la Russia, sanzioni che ledono i nostri interessi per degli importi molto consistenti”, ha detto il leader di Forza Italia. “Vorremmo inoltre – ha aggiunto il Berlusconi – che il Governo si impegnasse a convincere più Paesi europei possibile a seguire questo esempio e che ci impegnassimo anche a convincere gli amici americani che non si può tornare ad un clima di guerra fredda”.

Siamo quindi sempre lì: le aziende italiane perdono un miliardo, con ripercussioni sul lavoro e quindi sulle famiglie, per una crisi tutto sommato lontana, che interessa un paese extraeuropeo e da sempre inserito nell’orbita russa.

Tuttavia per sbrogliare la matassa si arriva sempre lì, a quell’accordo di Minsk II per cui ieri Putin ha detto a Renzi che “L’accordo di Minsk deve essere applicato in tutti i suoi aspetti di natura politica, militare umanitaria e sociale, ma non tutti sono stati attuati in pieno”. E Renzi ha confermato che “Abbiamo condiviso il principio fondamentale che l’accordo di Minsk II è la stella polare, la bussola, il punto di riferimento di tutti gli sforzi e credo che tutte le donne e gli uomini di buona volontà lavorino perché possa essere pienamente attuato”.

I punti dell’accordo di “Minsk 2″. Promotori: “Quartetto di Normandia”, cioè Ucraina, Russia, Franciae Germania.

1. Il cessate il fuoco immediato e totale nelle regioni di Donetsk e Lugansk dal 15 febbraio;

2. Il ritiro di tutte le armi pesanti in modo da creare una zona cuscinetto di almeno 50 chilometri per l’artiglieria con un calibro di 100 millimetri o oltre, 70 chilometri per i lanciarazzi multipli, 140 chilometri per sistemi di lancio multipli Tornado e altri. Per le truppe ucraine la zona comincia dalla linea del fronte, mentre secondo i ribelli inizia dalla linea del fronte al 19 settembre scorso, data dell’ultima intesa a Minsk. Tuttavia i separatisti si sono spinti in territorio gvernativo nel frattempo. Il ritiro delle armi pesanti deve cominciare entro 48 oltre dall’avvio della tregua, perciò entro il 17 febbraio, e non durare più di 14 giorni.

3. Il controllo da parte dell’Osce della tregua e il ritiro delle armi pesanti dal primo giorno: l’Osce potrà usare droni e satelliti.

4. Dal 16 febbraio dovrà avere inizio un dialogo sull’organizzazione di elezioni locali a Lugansk e Donetsk oltre che sul futuro “regime” nelle aree separatiste, sulla base della legge ucraina che concede loro temporanea autonomia. Entro 30 giorni il Parlamento ucraino dovrà varare un decreto che definisca i confini geografici della zona autonoma, sula base dell’intesa di settembre. Le regioni separatiste hanno il diritto di decidere il linguaggio da usare.

5. L’amnistia per coloro che hanno partecipato al conflitto a Donetsk a Lugansk, che avranno garantità l’immunità penale.

6. Il rilascio e scambio di tutti gli ostaggi e i prigionieri detenuti illecitamente, sulla base “tutti in cambio di tutti”, a partire da cinque giorni dopo il ritiro delle armi pesanti.

7. La garanzia di accesso e distribuzione degli aiuti umanitari.

8. L’obbligo per le parti di restaurare i legami sociali ed economici, compresi il pagamento di pensioni e tasse. L’Ucraina ristabilirà un sistema bancario nelle aree del conflitto, con la possibilità di un meccanismo internazionale per facilitare i trasferimenti di denaro.

9. L’Ucraina controllerà i confini territoriali in tuta l’area del conflitto. Il processo dovrebbe iniziare il giorno dopo le elezioni locali e va completato entro fine 2015, a condizione che siano state attuate le riforme costituzionali previste al punto 11.

10. Il ritiro di tutti i gruppi armati stranieri, equipaggiamenti militari e mercenari dall’Ucraina, sotto la vigilanza dell’Osce. I gruppi illegali andranno disarmati.

11. L’introduzione di una nuova Costituzione ucraina, concordata con i rappresentanti di Donetsk e Lugansk, dovrà entrare in vigore entro fine 2015 con una previsione di decentramento. Legislazione sulla status speciale delle regioni ribelli entro fine 2015.

12. Elezioni locali nelle regioni separatiste, monitorate dall’Osce.

13. L’intensificazione dell’attività del gruppo di contatto trilaterale (Russia, Ucraina e separatisti) con la creazione di gruppi di lavoro per attuare il piano di pace.