di Giuseppe Iannello –

La Francia resta divisa in due, c’è chi non aveva dubbi e chi, invece, continua a non crederci. Sabato 29 novembre Nicolas Sarkozy è divenuto, per la seconda volta, presidente dell’Ump. Nel 2004 fu il grande favorito e dopo 10 anni, con risultati diversi, ci ha riprovato, tentando di farsi largo tra i pretendenti delle prossime elezioni presidenziali. L’obiettivo è quello di trasformare il più grande partito di centro destra in una macchina da guerra elettorale per volare all’Eliseo. Come? Raggruppamento: unire il partito ed i militanti. Strategia messa a punto nel 2004. Sabato sera Sarkozy non si è allontanato dalla sua abitazione, villa Montemorency nel 16 arrondissement di Parigi. Da lì ha seguito lo spoglio ed ha aspettato il verdetto finale: 64,5% dei suffragi, 20 punti in meno delle scorse elezioni. Una vittoria moderata dunque, diversamente da come avevano annunciato giorni fa i suoi fedelissimi.

Il dato sicuramente vincente è quello del tasso di partecipazione, ben 58,1%, dato storico che batte il record del 2004. I 268.336 aderenti al partito hanno espresso la loro preferenza su internet, sul sito che nella serata di venerdì è stato preda di un cyber attacco. “I militanti hanno fatto una scelta chiara, netta e precisa”, afferma Brice Hortefeux, fedelissimo di Sarkozy : “Ha raggruppato circa due terzi del suffragio e più di 100.000 voti”. “La cosa più importante è aver rimesso le mani sulla macchina. Ora, si passerà dalle parole ai fatti” esclamano gli elettori. Sarkozy fu già presidente dell’Ump dal 2004 al 2007, trampolino di lancio verso l’Eliseo, ed ora va a coprire quel posto lasciato vuoto da Copé dimissionato lo scorso maggio per i risultati non favorevoli alle elezioni europee e per lo scandalo sui finanziamenti, lasciando il partito in mano ad una gruppo di dirigenti momentanei.

I suoi sostenitori già pensano alle elezioni regionali del 2015. I suoi rivali non eletti, invece si stanno attivando per le presidenziali 2017. Uno su tutti, il vincitore morale: Bruno Le Maire. Con la sua idea di rinnovamento ha raccolto il 29,18 % di preferenze. Ad attenderlo sabato, c’erano i suoi sostenitori muniti di t-shirt colorate con la scritta “il rinnovamento è Bruno”, ai quali l’ex ministro ha detto : “Questa sera, avete marcato la vostra volontà di rinnovamento. Questa volontà deve essere ascoltata e rispettata. Ora voglio che l’Ump si rivolga ai francesi e verso i loro problemi”. Le Maire, con la sua immagine da tecnocrate freddo, non è riuscito a far scattare il ballottaggio con Sarkozy, ma si è assicurato il diritto di riprovarci nei prossimi anni, magari come probabile protagonista delle primarie “aperte e trasparenti” del 2016.

“Il risultato di Brune Le Maire mostra che una parte sostanziale dei militanti reclamano un dibattito al fondo del partito” afferma Corinne Narassiguin, portavoce del Partito Socialista, mentre dal congresso del Front National a Lione, Marine Le Pen fa sapere che “Sarkozy è ritornato male”. “Nei prossimi mesi” – dice – “ci sarà una carneficina all’Ump poiché tutti vogliono associarsi contro di lui ma Bruno Le Maire ha fatto un’ottima campagna elettorale e ha avuto un buon risultato, fa nascere l’ipotesi di un alternativa all’interno del partito; Sarkozy è, ad oggi, un avversario indebolito. Questa è una buona notizia”.

Duro anche il commento dell’ex braccio destro del leader dell’Ump nonché primo ministro Francois Fillon, che ci ha tenuto a ricordare la sua difficoltà nel sottomettersi a chiunque diventi presidente. “Prendo atto della scelta fatta dagli aderenti e invito al rispetto di tutte le opinioni espresse in queste elezioni”, ha affermato, “L’unione non è sottomissione. Un grande partito moderno accetta le differenze”, conclude nel suo comunicato, senza mai nominare Nicolas Sarkozy.

Il primo passo per il neo presidente sarebbe proprio quello di unire il partito così da eliminare le frammentazioni e le divisioni interne, ridimensionare le finanze in debito per 74 milioni di euro e tenere a bada il tanto discusso affare Bygmalion, per il quale potrebbe essere ascoltato nei prossimi mesi; missione difficilissima, quasi impossibile, i francesi non sono infatti molto ottimisti, il 68%, secondo un sondaggio Odoxa, pronosticano l’implosione del partito; nell’immediato però l’ex inquilino dell’Eliseo deve assolutamente mettere insieme un team dirigente forte e preparato.

La paura di Juppé, Fillon, Bertrand e Le Maire sta nel fatto che pensano che Sarko, ormai presidente, cambi il le regole delle primarie, cosi da assicurarsi la candidatura naturale alle presidenziali; indiscrezione ancora non confermata.

La novità per Sarkozy invece sarebbe quella di iniziare a portare conventions e meeting, per discutere con gli elettori su temi caldi. In modo da trovare risposte e decidere i punti del programma elettorale da presentare, scelte che andrebbero votate da internet.

Per il momento, accantonati i suoi affari giudiziari, la candidatura dell’ex presidente francese non piace proprio a tutti. Jean-Christophe Cambadélis leader dei Socialisti infatti pensa che l’elezione di Sarkozy sia una “brutta notizia per la Francia ma una buona notizia per la sinistra”.

Dunque resta il solito attore già visto, ora protagonista di un remake come nel 2004, 2007 e 2012, con la stessa messa in scena un po’ “vecchiotta” dice Franck Riester. Giusto o meno, Sarko incontrerà lunedì mattina i dirigenti di partito, forse per far capire loro che la volontà di buttare fuori i socialisti è davvero forte come la volontà di dare “un nuovo inizio per il partito” come ha affermato il cinquantanovenne neo eletto presidente dell’Ump in un post sulla sua pagina Facebook.