di Enrico Oliari e Ehsan Soltani –

Due cittadini israeliani sono stati arrestati in patria per aver venduto parti di aerei militari, per la precisione Phantom-4 e F-14 Tomcat, all’Iran. A darne notizia è stata la televisione Channel 2, la quale ha riportato che sui due trafficanti, Avihai Weinstein ed Eli Cohen, la polizia e il ministero della Difesa hanno aperto un’inchiesta.

Cohen in particolare era già stato arrestato diverse volte negli ultimi 12 anni, ma gli inquirenti israeliani non avevano (almeno ufficialmente) potuto provare la vendita di armamenti a Teheran.

Teoricamente Israele sarebbe il peggior nemico dell’Iran e quindi quello che più si oppone ad ogni genere di armamento in mano al regime degli ayatollah, ma di tanto in tanto affiorano come un fiume carsico segnali di contatti e di accordi ufficiosi, ovviamente sottobanco.

Ad aprire il vaso di Pandora sui due è stato il quotidiano greco Ekathimerini, il quale ha riportato di un’indagine greco-israeliana che aveva condotto alla scoperta di un carico inviato da Tel Aviv ad Atene, sul quale appariva come indirizzo una società fantasma: i controlli hanno potuto dimostrare che la vera destinazione dei pezzi di ricambio era Teheran… non male, se si pensa che Israele vanta il miglior sevizio di intelligence del mondo, il Mossad.

Nella fattispecie i pezzi di ricambio sequestrati consistevano in una guida a velocità costante per il jet F-4 Phantom e un sensore di tensione in uscita utilizzato nel F-14 Tomcat. I pezzi sono stati confiscati dalla Grecia ed inviati negli Stati Uniti per le analisi; gli inquirenti greci hanno inoltre appurato che le apparecchiature rientravano in un elenco americano di armi proibite al commercio spedite da Israele all’Iran in almeno altre due occasioni, nel pieno delle sanzioni della comunità internazionale; il Dipartimento nazionale per la sicurezza statunitense ha poi scoperto che le spedizioni, una del dicembre 2012 e l’altra dell’aprile dello scorso anno, sono partite dalla città israeliana di Binyamina-Givat Ada, nei pressi di Haifa.

E’ evidente che se Israele voleva bloccare i due trafficanti lo avrebbe fatto già da tempo, anche perché i pezzi di aerei da guerra non sono proprio delle dimensioni di pacchetti di sigarette, ma sia il ministero della Difesa israeliano che quello degli Esteri non hanno rilasciato commenti.

Anche il premier Benjamin Netanyahu non si è pronunciato sulla questione, preferendo con la solita energia attaccare l’Iran, reo di sostenere militarmente il regime di Bashar al-Assad in Siria, anche se, in realtà, tale pronunciamento arriva solo dopo tre anni di guerra nel paese confinante e 140mila morti; va ricordato che la Siria rifornisce Israele di gas attraverso il gasdotto arabico che da Homs scende in Giordania fino ad Aqaba e risale l’Egitto per giungere ad el-Arish, entrare nel mare e riaffiorare ad Ashqelon, come pure che il regime degli al-Assad si è sempre mostrato morbido sulla questione delle strategiche e acquifere Alture del Golan.

Tornando ai due trafficanti di pezzi di aerei da guerra va segnalato che anche la stampa israeliana ha dedicato poco o nessuno spazio al caso; il commentatore esperto di cose militari, Alex Fishman, ha scritto sul quotidiano Yedioth Ahronoth, uno dei principali del paese, che la “spifferata” potrebbe essere stata fatta dagli stessi Stati Uniti, quale avvertimento ad Israele di non sabotare il vertice di Vienna fra il “5+1” (Gb, Usa, Francia, Cina, Russia + Germania) e l’Iran sul nucleare.

Secondo il creatore del blog specializzato in sicurezza e conflitto israelo-palestinese Tikum Olam, lo statunitense Richard Silverstein, tra l’altro articolista di testate come The Huffington Post, The Guardian, Haaretz, The Forward, The Los Angeles Times, Tikkun, Truthout e The American Conservative, “non c’è dubbio che Avihai Weinstein ed Eli Cohen siano collusi con i servizi segreti israeliani”.

Non è la prima volta che armi partono dagli Usa, passano da Israele ed arrivano in Iran, basti pensare allo scandalo dell’Irangate, del 1985, quando venne appurato che alti funzionari e militari dell’amministrazione Regan gestivano un traffico d’armi verso l’Iran con lo scopo di ottenere la liberazione degli ostaggi americani nelle mani dei pasdaran nell’ambasciata americana di Tehran.

Il sistema di armamenti iraniano, a causa del lungo embargo, si ritrova oggi con navi, aerei e mezzi piuttosto vetusti, risalenti addirittura all’epoca dello scià, basti pensare che è l’unico paese al mondo che ancora fa volare gli F14 e che nel gennaio 2012 un Tomcat si è schiantato poco dopo il decollo, uccidendo i piloti.