Scenari

di Dario Rivolta *

Prevedere il futuro o, più precisamente, far credere agli altri di poterlo fare, è tipico dei maghi e dei mistici. Nessuna persona razionale immagina di poter conoscere con assoluta certezza quel che gli accadrà tra una settimana, un mese, un anno. Al limite può formulare delle ipotesi, immaginare eventi, cercare di programmare quanto dipenda da lui stesso.
In politica, e soprattutto nella politica internazionale, ciò è ancora più evidente. Le variabili sono infinite e anche piccoli avvenimenti possono modificare ogni previsione, perfino la più prudente e la più accurata. E’ per questo motivo che i grandi think tank internazionali e come loro i centri di decisione strategica civili e militari immaginano vari scenari che potrebbero realizzarsi alternativamente tra loro. Seguendo la stessa strada possiamo anche noi, tutti insieme, immaginare uno dei possibili scenari che contemplino i futuri equilibri internazionali. Proviamo a immaginare come potrebbe essere il mondo, diciamo, nei prossimi quindici – vent’anni.

Partiamo da alcune considerazioni accertate e quindi indiscutibili.

1 – Gli Stati Uniti, pur rimanendo oggi, e di gran lunga, la maggiore potenza militare e tecnologica al mondo, a seguito della politica dei suoi ultimi tre presidenti (e in particolare dell’ultimo, Donald Trump) stanno perdendo la propria “presa” su molti dei tradizionali alleati. I segni d’insofferenza verso il predominio americano sono crescenti tra le popolazioni arabe e sud americane. E’ sempre più diffusa in America la sensazione che non abbia alcun senso continuare a spendere soldi all’estero per missioni militari o basi americane il cui obiettivo sfugge ai più.

2 – La Cina ha oramai imboccato la strada di un “capitalismo di Stato” (che loro chiamano “socialismo di Stato”) controllato fortemente da un autoritario potere centrale gestito formalmente dal Partito Comunista Cinese (PCC). Lo sviluppo economico e gli investimenti nel settore militare di Pechino stanno portando quel Paese a diventare tra breve la prima potenza economica mondiale. Ciò nonostante il reddito pro capite rimanga notevolmente inferiore a quello del Giappone e dei Paesi occidentali già sviluppati. Le ambizioni cinesi verso il resto del mondo, tenute sotto traccia per tutti i primi anni dello sviluppo, sono diventate evidenti.

3 – L’Europa, nata con l’obiettivo dell’unificazione politica a seguito di quella economica e con il miraggio di una crescita continua del benessere interno, sta soffrendo di una crisi economica e sociale da cui sembra difficile possa trovare i modi di uscire. Il proliferare dei consensi verso partiti cosiddetti “sovranisti” rende sempre più improbabile che possa realizzarsi l’ideale di una maggiore unificazione politica. Al contrario sembra che, di là dalle parole di circostanza, nessun politico europeo abbia la forza e la capacità politica di invertire questa tendenza. Se dal punto di vista militare l’Unione Europea è di fatto insignificante, la stessa capacità di ciascun Paese individualmente preso è addirittura inesistente. La dimostrazione si è avuta nella guerra irachena in cui l’esercito del Paese europeo militarmente meglio organizzato, la Gran Bretagna, ha dimostrato di non essere nemmeno lontanamente al passo con le potenzialità belliche americane.

4 – Con Putin la Russia ha saputo recuperare una posizione più che dignitosa nella politica internazionale e il ruolo svolto in Medio Oriente, in Nord d’Africa e più recentemente anche con la Corea del Nord, lo confermano. Purtroppo per Mosca la sua pressoché totale dipendenza dal mercato internazionale delle materie prime, l’inefficiente macchinosità della sua burocrazia e la scarsa produttività del suo mondo del lavoro, la rendono economicamente vulnerabile a molteplici fattori esterni. L’aggressività americana nei suoi confronti dimostrata con l’avanzamento della Nato fino ai suoi confini, la crisi volutamente fatta scoppiare in Ucraina in funzione anti-russa e le sanzioni imposte da Washington e pedissequamente accettate dall’Unione Europea l’hanno isolata dai capitali e dal progresso tecnologico euro-americano. Ai russi non è stata offerta altra scelta che cercare nuove alleanze verso oriente e soprattutto verso la Cina. Quest’ultima è dotata di grandi mezzi finanziari ed è ben felice di godere facilmente dell’accesso a tutte le materie prime di cui quel Paese è straordinariamente ricco. I russi sanno che l’”amicizia” di Pechino è un’arma a doppio taglio: si tratta di un Paese ricco di valuta mentre Mosca è costretta a bruciarne ogni giorno per mantenere un minimo di stato sociale; da una parte ci sono un miliardo e trecento milioni di persone contro i soli centocinquanta milioni dall’altra; in Cina esiste la forte autorità di un partito, il PCC, e una guida, quella di Xi che nessuno può mettere in discussione mentre in Russia esiste soltanto un ristretto gruppo di persone raccolte attorno al solo Putin e dipendenti dalla sua personale autorevolezza.
Queste le premesse o, come avrebbe detto qualcuno più autorevole, gli assiomi. Cerchiamo allora di ipotizzare quali potranno essere le conseguenze a medio termine.

a) L’Unione Europea non riuscirà a fare progressi verso l’unificazione politica e ogni singolo Stato cercherà di salvare se stesso da solo piatendo le briciole, se va bene, del futuro benessere mondiale. L’incremento dell’arrivo di nuovi flussi migratori dall’Africa, strabordante di nuove nascite e portatori di culture troppo diverse e spesso incompatibili, renderà via via più instabili le società di ogni Paese europeo favorendo conflitti sociali e incremento della delinquenza. A causa della crisi economica ingigantita dalla globalizzazione avverrà una graduale sparizione della classe media, con conseguente impoverimento generale e perdita di fiducia in ogni sistema democratico. Nel tentativo di salvare il salvabile, i singoli Stati cercheranno aiuto verso il potente che possa apparire come il più “aperto” e benvolente, ponendo la parola “fine” a tradizionali alleanze e, magari, anche al mercato unico del continente.

b) Gli Stati Uniti continueranno a essere una grande potenza ma perderanno man mano la loro capacità egemonica, spingendo tutti quelli che potranno farlo a rivolgere altrove le loro richieste di protezione. Il dollaro diventerà sempre meno una valuta dominante nel mondo, lasciando lo spazio alla crescita di altre valute che saranno sempre più usate negli scambi bilaterali e come forma di pagamento di alcune materie prime, in primis il petrolio. La perdita di potenza del dollaro causerà una diminuzione del benessere interno degli americani che, in un’illusoria convinzione di recuperare il loro potere d’acquisto, favoriranno una politica interna sempre più protezionista e isolazionista innescando così il meccanismo del “gatto che si morde la coda”.

c) La Cina continuerà nella sua graduale penetrazione in tutti gli snodi vitali del mondo e, poco per volta, s’impadronirà delle varie fonti di approvvigionamento energetico necessarie alla propria politica di grande potenza. Come si farebbe con un cappio, stringerà sempre più vicina a sé una Russia che, ormai privata di un Putin, farà fatica a mantenere un reale controllo su tutto il territorio di quell’immenso Paese e dovrà dipendere sempre più dalla buona volontà di Pechino per mantenere l’attuale standard di vita dei suoi abitanti. Il connubio Cina-Russia (con l’aggiunta di altri Paesi satelliti) attirerà nella propria sfera d’interesse alcuni dei Paesi oggi membri dell’Unione Europea contribuendo così alla definitiva dissoluzione di quest’ultima. Dall’altra parte gli Stati Uniti cercheranno di mantenere il proprio controllo su alcuni Paesi europei (quelli rimasti) e aumenteranno i legami con altri come, ad esempio, l’india, l’Australia e il Giappone. Nascerà così quella che sarà la nuova divisione del mondo in due aree contrapposte: non più Usa e Unione Sovietica ma Cina-Russia e Usa-India. E l’Europa? “Non ricevuto”.

Come dicevamo all’inizio si tratta, evidentemente, soltanto di uno dei possibili scenari e nessuno può certo affermare che sia l’unico possibile. Il fatto stesso, però, che l’immaginarlo non sia un puro romanzo di fantapolitica dovrebbe farci riflettere. Soprattutto, dovrebbe far riflettere quei politici imbelli che troviamo a iosa, ai nostri giorni, di qua e di là dell’oceano Atlantico.

* Già deputato, è analista geopolitico ed esperto di relazioni e commercio internazionali.