di Manuel Giannantonio –
“Ordinario, un articolo come questo dovrebbe concentrarsi sul modo con cui un candidato è riuscito ad imporsi in uno Stato”, ammette il Washington Post. “Ma nel caso delle primarie repubblicane del 2016, a questo punto, la questione più importante è piuttosto capire perché Donald Trump ha perso”.
Il 5 aprile il miliardario Donald Trump ha dovuto fare i conti con gli impietosi numeri del Wisconsin: 35% dei voti contro il 4% delle preferenze di un trionfante Ted Cruz. “Perché la fortuna di Donald Trump si è interrotta nel Wisconsin?”, si interroga un blog dell’autorevole The Economist. Oltre a nuove interessanti riflessioni, l’articolo evidenzia “una serie di gaffe hanno dimostrato la mancanza di volontà (o di capacità) nella formulazione di pareri sui soggetti tra i più essenziali in una campagna”. Sulla questione nucleare, ha stimato che il Giappone dovrebbe armarsi adeguatamente per difendersi dalla Corea del Nord di Kim Jong Un. Un’ipotesi giudicata “catastrofica” dalla Casa Bianca.
Tra i propositi e la sua agenda Trump ha un vuoto enorme, e non di poco conto: la politica estera. Il Washington Post ci va giù duro e sentenzia questa lacuna come il grande fallimento di Trump. In un sondaggio composto dall’equivalente componente maschile e femminile è evidente il dato che esprime come la componente femminile non sia proprio dalla sua parte. Un altro sondaggio svolto nel Wisconsin testimonia come l’elettorato di questo Stato non sia in collera come in altre zone del paese. Dunque, Trump non ha avuto la possibilità di cavalcare quell’onda che sfrutta sempre molto bene visto come la collera della gente rappresenti il suo terreno fertile.
In sintesi, se c’era un posto in cui il partito repubblicano poteva manifestare la sua opposizione nei confronti di Donald Trump, questo era proprio il Wisconsin. Ecco perché Donald Trump ha perso. Tuttavia, alcuni commentatori stimano che l’impatto di questa sconfitta sarà limitato. C’è da considerare che il candidato repubblicano ha comunque ottenuto un terzo dei voti. Tra l’altro, Resta il grande favorito per le primarie di New York, il 19 aprile, dove “giocherà in casa”.
Nel campo democratico, invece, si è imposto Bernie Sanders con una vittoria solida. Il senatore del Vermont ha vinto con il 65,5% dei voti contro il 43% di Hillary Clinton. Una vittoria che promette “di mobilitare i suoi sostenitori a due settimane da uno scrutinio decisivo nello Stato di New York”.

