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Dopo le dichiarazioni rilasciate domenica dalla premier britannica Theresa May, la quale ha annunciato pubblicamente che entro marzo la Gran Bretagna farà appello all’articolo 50 del Trattato di Lisbona, cominciando il processo di Brexit, ossia l’uscita del paese dall’Unione Europea, una pioggia di critiche è giunta soprattutto dai rappresentanti della Scozia: tutte le regioni di quest’ultima hanno infatti votato a maggioranza per rimanere nell’Ue (62% “remain” contro 38% per il “leave”), in controtendenza con il voto generale espresso dai cittadini del Regno Unito (48.1% “remain” contro 51.9% “leave”).

La gran parte della classe politica scozzese, soprattutto la sua parte nazionalista, ha infatti subito ribadito che non avrebbero seguito Londra fuori dall’Ue contro la volontà del proprio popolo: tra i più accesi sostenitori della causa portata avanti dal governo di Edimburgo c’è il parlamentare europeo Alyn Smith, membro dell’Snp (Scottish National Party), al quale l’intero europarlamento aveva tributato una standing ovation per il suo discorso, tenuto nei giorni successivi al referendum, in cui aveva chiesto che Bruxelles non lasciasse sola la Scozia.

Smith ha infatti stigmatizzato le dichiarazioni della May sulla Brexit, parlando di un partito conservatore appiattito sulle posizioni dell’Ukip, la formazione euroscettica ed estremista guidata da Nigel Farage, affermando, in un articolo da lui pubblicato sul quotidiano di Glasgow The National, che molti cittadini stanno ora pensando all’indipendenza, questione sempre sostenuta da Smith in quanto, afferma: “Sono sempre stato motivato dalla differenza che la Scozia può fare nel mondo e la differenza che possiamo costituire per la vita degli scozzesi, riprendendo il controllo sulle nostre vite ed autogovernandoci”.

Queste tesi vengono ribadite anche su Twitter, con carte tematiche della Gran Bretagna in cui viene messo in risalto il voto degli scozzesi, unanimemente favorevoli alla permanenza in Ue, corredate da commenti come “La Scozia è un altro paese. La signora May non parla in nostro nome”.

Da tempo ad Edinburgo si sta infatti parlando di ripetere il referendum del 18 settembre 2014, quando venne chiesto ai cittadini scozzesi di esprimersi riguardo l’indipendenza del proprio paese da Londra ed il 55.3% decise per l’unità nazionale; in quell’occasione però la secessione avrebbe significato un salto nel buio, fuori dall’Ue, con conseguenze impredicibili. Oggi la situazione sarebbe invece ribaltata, con un’autodeterminazione sinonimo di europeismo ed una popolazione che, secondo i sondaggi, sarebbe per il 59% favorevole ad uno stato indipendente.