di C. Alessandro Mauceri –
Nei giorni scorsi le autorità dell’aeroporto di Istanbul hanno riempito il terminal di strisce riportanti la scritta “Attenzione: la Svezia è il paese con la maggiore percentuale di stupri al mondo”. Un messaggio inconsueto, che certamente non rappresenta un avviso per i viaggiatori sui rischi che comporta recarsi nel paese scandinavo. Più probabilmente è la risposta del governo turco al giudizio espresso dal ministro degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, dopo la decisione della Corte costituzionale turca che ha cancellato una norma con cui si puniscono i rapporti sessuali con adolescenti minori di 15 anni.
La Corte costituzionale turca aveva giustificato la propria decisione parlando di motivi legali tecnici affermando che il comma 1 dell’articolo 103 mancava di “gradualità” della pena in base alle “caratteristiche della concreta azione”. Per questo motivo la norma era stata considerata “contraria al principio di proporzionalità”. Una decisione presa dopo le lamentele di un tribunale distrettuale che faceva notare l’assenza di diversificazione per fasce d’età dei casi di abusi su minori nella legislazione nazionale. Il tribunale di Basfra ha chiesto una valutazione sul fatto che “dal punto di vista dei bambini tra i 12 e i 15 anni coinvolti nel reato non sono previste conseguenze legali che considerino il consenso delle vittime che dispongano della capacità di comprendere il significato e la portata dell’atto sessuale rivolto a loro stessi”. La decisione della Corte costituzionale turca non è stata unanime: è stata approvata con una risica maggioranza (sette voti contro sei).
Durissime le reazioni seguite a questa decisione, sia sul territorio turco che altrove. “Chiedere il consenso del bambino in caso di abuso sessuale non ha senso”, ha detto all’agenzia Anadolu il presidente dell’Associazione per la prevenzione degli abusi sui bambini, Bahar Gökle. Lo stesso ha fatto Nuriye Kadan, dell’Associazione degli avvocati di Smirne, che ha detto: “Ci sono 181mila spose bambine nel nostro paese. E il numero potrebbe essere più alto: molti di questi matrimoni sono celebrati solo di fronte all’imam e non ufficialmente registrati dalle autorità civili”.
Sono questi i motivi che hanno spinto la ministra svedese degli Affari esteri Margot Wallstrom ad esprimere il proprio parere su Twitter: “La decisione turca di legalizzare il sesso con bambini sotto i 15 anni va cancellata”. La Wallström non è nuova ad azioni e dichiarazioni forti: il suo primo atto dopo l’insediamento al governo fu riconoscere la Palestina come Stato; poco dopo espresse dure critiche nei confronti dell’Arabia Saudita per le violazioni dei diritti umani. Ora è stata la volta della Turchia. Immediata la replica del suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, che ha definito quel tweet uno scandalo basato su “false speculazioni”. Cavasoglu ha convocato l’ambasciatore svedese, per consegnargli una formale protesta da parte del governo turco.
La reazione, però, non si è fermata allo scontro diplomatico. Immediatamente dopo, nell’aeroporto di Ankara sono comparse le scritte con cui si avvertivano i viaggiatori del pericolo di violenze sessuali che comportava andare in Svezia. Secondo quanto dichiarato dall’agenzia di stampa ufficiale turca Anadolu, si tratta di annunci pubblicitari gestiti da una società privata. Pesante la risposta dell’ambasciata di Svezia ad Ankara, che sul proprio sito web ha scritto che “paragonare gli stupri denunciati in Svezia agli stupri denunciati in altri Paesi con sistemi giuridici e statistiche diverse non equivale a descrivere correttamente la realtà”. Per la cronaca l’annuncio diffuso nell’aeroporto sarebbe non corretto: la Svezia si colloca “solo” al secondo posto tra i paesi con il maggior numero di violenze sessuali al mondo, superata dal Lesotho, ma sono in molti a pensare che questi dati sono falsati dal fatto che, in molti paesi del mondo queste violenze non vengono denunciate. A dirlo sono dati dell’Unione Europea. Secondo Morten Kjaerum, direttore dell’Agenzia Europea per i diritti fondamentali, una donna su tre (il 33 %) dopo i quindici anni ha subito violenza fisica e/o violenza sessuale. Ma solo poche (il 14%) hanno denunciato gli abusi alle autorità competenti.

