di C. Alessandro Mauceri –
Mentre è ancora forte l’eco per la vittoria di Tsipras alle elezioni politiche in Grecia cominciano a sorgere dubbi sulla coalizione al governo. Tsipras, che non è riuscito ad avere la maggioranza assoluta dei seggi, per cui al fine di raggiungere una seppur risicata maggioranza ha dovuto ricorrere all’alleanza con il partito Anexartitoi Ellines (è questo il nome greco dei Greci Indipendenti), guidato da Panos Kammenos.
Mentre Tsipras è ormai ben noto a molti, meno conosciuto, è il leader dell’altro partito al governo, Panos Kammenos. Almeno al di fuori della Grecia. Nel suo paese, infatti, è finito spesso sulle prime pagine dei giornali per il suo modo di fare politica. Anche il suo partito, i Greci Indipendenti, non è nuovo: nasce da una costola di Nea Dimokratia il partito che ha governato la Grecia sino a poche settimane fa, guidato da Antonis Samaras. E proprio durante il governo di Samaras, Karamanlis è stato ministro della Marina mercantile, un ruolo importante in Grecia, e ministro della Difesa.
Le somiglianze tra quanto sta avvenendo in Grecia e ciò che è avvenuto in Italia solo pochi anni fa sono molte. Anche in Italia Berlusconi ebbe la maggioranza dei voti (anche lui con uno share del 37%). E, per avere la maggioranza dei seggi, fu costretto ad allearsi con la Lega di Nord di Bossi.
La situazione attuale in Grecia non è molto diversa: anche in questo caso un partito forte, eletto con il 37% dei voti, ma non in grado di governare da solo, ha dovuto allearsi con un altro partito. Un partito, i Greci Indipendenti, che sebbene alle elezioni di pochi giorni abbia subito un crollo delle preferenze (ha perso metà dei deputati), è riuscito ad andare al governo.
Kammenos, però, non è un politico facile. Qualche anno fa, fece notizia la sua proposta di istituire una commissione d’inchiesta parlamentare per scoprire chi c’era dietro la “congiura internazionale” che aveva causato la crisi economica ellenica. Poco dopo tornò a far parlare di sé per aver dichiarato, nel corso di un’intervista alla televisione, che gli ebrei greci, oltre che i musulmani e i buddisti, pagavano meno tasse rispetto alla media degli altri contribuenti e che godevano di un trattamento speciale. Nazionalismo esasperato e il rifiuto degli immigrati sono stati da sempre i cavalli di battaglia del Anexartitoi Ellines.
Il tutto condito con affermazioni spesso pesanti e con conseguenze legali: qualche anno fa Kammenos accusò il fratello del premier di aver speculato con giochi di borsa sulla crisi della Grecia (fu rinviato a giudizio per diffamazione e condannato a risarcire Andreas Papandreou e a non pronunciare mai più il suo nome). Dal giudice sono finite anche le frasi pronunciate da Kammenos durante un comizio nel 2013: “Andate a linciare Pachtas (Christos Pachtas, sindaco di Aristoteli, ndr) ed io sono con voi”.
Un’alleanza quella tra Tsipras e il leader di estrema destra, Kammenos, che fino ad ora ha trovato un’unione nel rifiuto delle imposizioni della Troika (Ue, Bce e Fmi).
Da oggi, però, dopo il giuramento del nuovo capo del governo, i leader dei due partiti al governo dovranno trovare punti di incontro che, almeno fino ad ora non hanno avuto. Le posizioni dei due partiti, infatti, sono distanti su molti temi come l’immigrazione clandestina, i rapporti con la Turchia, i matrimoni gay e i rapporti con la chiesa greco-ortodossa.
Problemi che sono emersi prima ancora che il nuovo primo ministro greco formalizzasse il proprio mandato. Pochi giorni fa, Alexis Tsipras ha giurato davanti al presidente greco, Karolos Papoulias, ma, per la prima volta nella storia della Grecia moderna, lo ha fatto con formula civile e non religiosa. Prima di andare a votare, però, si è recato a far visita all’arcivescovo di Atene, Girolamo II: “Sono venuto per assicurarle che e relazioni fra la Chiesa e lo Stato saranno più importanti che in passato”.

