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E’ ancora tensione tra la Cina e il Giappone per le isole Senkaku (in cinese Diaoyu), dopo che ieri 230 navi da pesca e 6 navi della guardia costiera cinese si sono portate nell’area ed oggi sono stati impiantati un radar e delle telecamere su un impianto gasiero situato in un’area contesa, e che potrebbero avere scopi militari.

Il ministro degli Esteri giapponese Fumio Kishida ha fatto avere a Pechino proteste ufficiali, ma la realtà è che continua a crescere il nervosismo nell’area, con il conseguente implemento della spesa per gli armamenti.

Il direttore del dipartimento di Asia e Oceania Kenji Kanesugi ha detto all’agenzia Kyodo che “Riteniamo assolutamente inaccettabile questa azione unilaterale, che aumenta solo la tensione nella regione”.

Le Isole Senkaku, in realtà disabitate, dai fondali ricchi di risorse energetiche e dalle acque pescose, sono oggetto di una disputa territoriale principalmente tra Cina e Giappone, ma anche con la Corea del Sud e Taiwan: il Giappone occupa l’arcipelago di cinque isole dal 1895, ma la Cina ritiene che esso sia riportato nelle mappe giapponesi del 1783 e del 1785 con la dicitura che erano di proprietà della Cina.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale le isole sono passate sotto il controllo degli Stati Uniti, che le hanno riassegnate al Giappone nel 1972.

Nel settembre 2012 il governo giapponese ha acquistato al prezzo di 25 mln di dlr dai due fratelli proprietari e quindi nazionalizzato 3 delle 5 isole.

Nel 2014 l’area è stata oggetto di rispettive dimostrazioni nazionalistiche, ed il presidente Usa ha fatto volare sulle isole due bombardieri B-52 prima di affermare che le Senkaku sono e saranno territorio giapponese.