TMNews, 8 giu 12 –

Ad un mese dalle legislative del sei maggio è ancora fumata nera a Belgrado circa la formazione del nuovo esecutivo. Al punto che in Serbia si inizia a mormorare della possibilità che la vittoria a sorpresa alle presidenziali del nazionalista moderato, Tomislav Nikolic, cambi le carte in tavola anche a livello di governo. Facendo, cioé, saltare l’accordo per una nuova coalizione di maggioranza tra gli europeisti, avviata ad una coabitazione con il neo capo di stato di centro-destra. Accordo che sembrava cosa fatta. Battuto da Nikolic infatti, l’ex presidente filo-europeista, Boris Tadic, ha accettato la candidatura a premier da parte del suo Partito democratico (Ds), giunto secondo alle legislative con 67 seggi su 250 complessivi. I democratici lavorano a replicare l’alleanza della legislatura uscente con il partito socialista serbo (Sps), terza forza del Paese e ago della bilancia nelle trattative di governo, in virtù dei suoi 44 seggi. Per questo i socialisti vengono corteggiati dal Partito progressista serbo (Sns) del presidente Nikolic, detentore della maggioranza relativa di 73 seggi, ma più isolato sul piano delle alleanze. A meno che i socialisti non cedano, decidendo di rinunciare all’alleanza con Tadic. “Tutto è ancora incerto” ha dichiarato all’emittente B92, Trivan, vicepresidente dei Ds di Tadic.  “Se abbiamo una chance di formare il governo lo faremo e nei prossimi giorni annunceremo la nuova maggioranza. Se Sns (di Nikolic) è in grado di formare la maggioranza, allora la questione spetta a loro” ha aggiunto Trivan. A rischio recessione e con la disoccupazione al 24%, l’economia serba chiede un governo forte, capace di realizzare le riforme necessarie al rilancio del Paese. Per Tadic si tratta di aprire a investimenti stranieri, secondo un’impostazione fortemente liberista. Il leader socialista, Ivica Dacic, invece, propende per una impostazione più statalista, incluse la ‘ri-nazionalizzazione’ delle attività produttive finite preda di privatizzazioni selvagge e la messa in discussione dell’accordo già in essere con il Fondo monetario internazionale (Fmi). In questo senso, le posizioni socialiste sono affini a quelle nazionaliste-populiste del partito del nuovo presidente della Repubblica. Restano poi aperte le trattative tra democratici e socialisti circa i partner di minoranza da coinvolgere o meno nell’eventuale alleanza. “La nostra attitudine è quella di provare a formare una coalizione parlamentare di maggioranza con i democratici”, ribadisce in un’intervista odierna Slavica Djukic Dejanovic, alta funzionaria del Partito socialista. Pur ribadendo la priorità dell’alleanza con i filo-europeisti, i socialisti non hanno mai chiuso definitivamente le porte al centro-destra e i toni degli ultimi giorni sembrerebbero più possibilisti. Insomma, dopo essersi visto sfumare la vittoria ‘scontata’ alle presidenziali, Tadic rischia ora che si sfaldi l’altro obiettivo ritenuto ‘già in tasca’ di governare con i socialisti, come contraltare alla presidenza nazionalista. Da Costituzione c’è tempo fino al 5 settembre per formare un nuovo governo a Belgrado. E capire se questa lunga fase post elettorale riservi nuovi sorprese.