di Valentino De Bernardis –
Mantenendo fede agli impegni assunti nel discorso di insediamento al Parlamento lo scorso 27 aprile, l’esecutivo serbo, guidato dal leader dei progressisti Aleksander Vucic, ha finalmente dato inizio alla stagione delle “riforme storiche”.
In ritardo sulla tabella di marcia a causa delle inondazioni di metà maggio che hanno devastato i Balcani, il governo ha dato sostanza a quella che si preannuncia essere la più importante riforma che la Serbia abbia conosciuto nell’ultimo decennio: la legge sul Lavoro e sull’Assicurazione pensionistica e infortunistica (IPO).
Andando contro la consolidata prassi della concertazione con le forze sociali, il governo ha deciso di agire motu proprio presentando il 14 luglio gli emendamenti in Parlamento, attraverso la corsia preferenziale della procedura d’urgenza, arrivando dopo solo tre giorni all’approvazione con una maggioranza di 190 voti su 250.
L’accelerazione imposta al normale iter parlamentare si può motivare precipuamente in tre punti:
1) la presa d’atto del governo che i sindacati non avrebbero mai potuto accettare in toto l’austero pacchetto di riforme presentato (10 luglio);
2) la necessità di avere un trofeo politico da ostentare allo scadere dei fatidici 100 giorni dall’insediamento (4 agosto);
3) lasciar mitigare dalla calura estiva, per quanto possibile, le probabili tensioni di piazza che l’approvazione di tali emendamenti portano con sé in dote. Alcuni delle modifiche maggiormente contestate della nuova legislazione prevedono:
· scatto di anzianità di servizio sul lavoro pari allo 0,4% per anno, da calcolare solo sul periodo di tempo passato presso l’attuale datore di lavoro;
· perdita del diritto a farsi compensare le ferie non fruite, tranne in caso di licenziamento del lavoratore;
· parificazione dell’età pensionabile uomo-donna. Dal gennaio del 2015 la soglia per le donne si andrà ad incrementare ogni sei mesi fino a raggiungere i 65 anni nel 2032, mentre l’anzianità minima contributiva per ottenere la pensione sarà di quindici anni;
· possibilità di usufruire della pensione anticipata. Dal 2023 ad ogni uomo che abbia compiuto i 60 anni d’età e ogni donna che ne abbia 59,6 verrà decurtato lo 0,34% per ogni mese mancante al raggiungimento della soglia minima, fino ad un tetto massimo del 20,4%.
L’emanazione della nuova legislatura è costata all’esecutivo le dimissioni del ministro delle Finanze Lazar Krstic (già ministro con lo stesso portafoglio del precedente governo Dacic). Causa ufficiale delle dimissioni sarebbe il disaccordo con il primo ministro sulla portata delle misure intraprese, in quanto ritenute, dal ministro dimissionario, inadeguate per sanare i conti pubblici di Belgrado.
La perdita del giovane ministro non sembra però aver minato la stabilità del gabinetto Vucic. Durante la conferenza stampa di addio Krstic si è impegnato a tessere le lodi di Vucic, finanche a definirlo un politico dal “cuore troppo grande”, per non aver voluto imporre riforme ben più dure ma necessarie (per inciso il piano proposto da Krstic prevedeva come indispensabili: taglio del 20% sulle pensioni, diminuzione del 15% dei salari dei dipendenti pubblici; aumento del costo delle forniture di energia elettrica pari al 30%; licenziamento di 160.000 lavoratori nella pubblica amministrazione). Un’analisi dei fatti fa pensare che si possa trattare di dimissioni concordate e non derivanti da uno strappo insanabile, figlie di un sottile gioco politico, per dare un monito alla popolazione di non eccedere nelle proteste, perché il governo avrebbe potuto intraprendere politiche economiche ben più severe; non a caso il ministro uscente ricoprirà la carica di consigliere speciale del primo ministro.
Da canto loro le maggiori sigle sindacali, dopo aver preso atto dell’intenzione del governo di voler agire da solo, hanno tenuto il 17 luglio (giorno del voto finale della legge), una prima manifestazione in piazza Nikola Pasic, sede dell’Assemblea Nazionale serba e iniziato una raccolta firme per proporre un referendum abrogativo.
Se è vero che bisogna attendere il medio-lungo periodo per capire se il percorso di riforme intrapreso rappresenti un buon viatico per riuscire a dimezzare l’economia sommersa, aumentare l’occupazione ed attrarre nuovi investimenti stranieri, come è ufficialmente nei piani del governo, sarà sufficiente attendere il prossimo l’autunno per capire quanto sia alto il consenso di Vucic nella popolazione per sopportare, obtorto collo, una cosi pesante rivoluzione nel mercato del lavoro.

