di Valentino De Bernardis –
Il 17 settembre il primo ministro serbo Aleksander Vucic è stato insignito dalla Camera di Commercio franco-serba di un riconoscimento speciale per il contributo allo sviluppo delle relazioni commerciali tra i due paesi (cresciuto del 15,5% nell’ultimo anno). Durante l’evento Vucic ha annunciato che l’indomani avrebbe reso noto il secondo pacchetto di misure di austerità necessarie per ripianare le finanze pubbliche. La promessa è stata mantenuta e il 18 settembre, durante la sua partecipazione al programma televisivo OKO, sul primo canale nazionale (Radio televizija Srbije–RTS), i serbi hanno conosciuto il piano nei particolari.
Pur proseguendo la lotta senza quartiere contro l’economia sommersa, il cuore delle nuove riforme è rappresentato dal taglio agli stipendi dei dipendenti pubblici, alle pensioni, ai sussidi statali (con speciale rimodulazione di quelli dell’agricoltura), oltre ad una consistente diminuzione dei dipendenti della pubblica amministrazione. Tutte misure ritenute indispensabili per evitare la bancarotta del paese.
Salari pubblici. I dipendenti statali vedranno una decurtazione lineare del salario tra il 10-10,5% (ancora da concordare in via definitiva); provvedimento dal quale saranno esentati i lavoratori che guadagnano fino 25.000 rds al mese (211 eur).
Pensioni. Le pensioni saranno soggette a differenti fasce di contribuzione, a partire da 3,1% per quelle comprese tra i 25.000-30.000 rds al mese, fino a giungere al taglio massimo del 15-16% (ancora da definire), riservato ai pensionati che percepiscono più di 100.000 rds. Anche qui rimangono esentati i pensionati fino ai 25.000 rds al mese che, secondo le cifre presentate da Vucic, rappresentano il 60,2% del totale.
Taglio dei sussidi. Dal 1 gennaio la compagnia nazionale del gas (Srbijagas) non rifornirà più gratuitamente le altre aziende pubbliche come Azotara, Petrohemija and Železara. Inoltre sia la Srbijagas che le Ferrovie dello Stato (Zeleznice Srbije) soffriranno una riduzione dei sussidi. Aiuti economici di cui non potranno più usufruire neppure gli attori che operano nell’agricoltura, con particolare riferimento ai grandi latifondi.
Licenziamenti. Previsto un taglio del 5% entro il 2015 degli impiegati nel settore pubblico, necessario per poter dare ossigeno alle casse dello stato. Nei giorni successivi l’annuncio il Ministro della Pubblica Amministrazione Kori Udovicki, ha sottolineato come la diminuzione dei dipendenti pubblici rappresenti uno degli argomenti di discussione con il Fondo Monetario Internazionale per poter accedere ad un ulteriore prestito. Le modifiche alla legge sulle pensioni e sull’invalidità dovrebbe facilitare l’uscita di molti lavoratori giunti in età pensionabile. Qualora la misura dei pensionamenti non dovesse essere sufficiente a raggiungere la soglia prospettata, si procederà con il licenziamento di 25.000 persone.
A differenza di quanto accadde il 12 luglio, quando l’annuncio del primo pacchetto di riforme portò alle dimissioni del ministro delle finanze Lazar Krstic per disaccordo con la politica economica intrapresa, questa volta tutti i membri del governo hanno fatto quadrato attorno al loro primo ministro. Il ministro del Lavoro Aleksander Vulin e quello delle Finanze Dusan Vujovic, pur riconoscendo la rigidità e l’asprezza delle misure annunciate, le hanno altresì definite necessarie per poter far tornare l’economia a crescere già nel 2015 e quindi uscire definitivamente dalla crisi nel 2016. Per quanto concerne la durata dei tagli ai salari e alle pensioni il ministro Vujovic ha tenuto a specificare le misure intraprese non siano a tempo determinato, ma condizionate al rilancio dell’economia nazionale.
Le nuove misure saranno inglobate nella revisione di bilancio del 2014 che sarà discussa dal parlamento a partire da metà ottobre. Dato ciò è probabile che le stesse entreranno in vigore già dal mese di novembre.
Fuori dalle mura domestiche la politica economica intrapresa da Vucic ha conosciuto l’importante approvazione di Bruxelles, che non ha esitato a definirle importanti passi in avanti nel piano di integrazione europea della Serbia.
Contrario al pacchetto di riforme si è pronunciato il Consiglio fiscale, un corpo di tre membri nominati dal parlamento per sorvegliare la conformità fiscale dei provvedimenti intrapresi, in quanto ha ritenuto i tagli proposti insufficienti a sanare il deficit pubblico (il Consiglio aveva proposto un taglio lineare del 15% su salari e pensioni).
C’è ora da chiedersi quanto Vucic goda ancora nella popolazione di quel dividendo politico che gli ha permesso di stravincere le elezioni di marzo 2014, e di quanto quella stessa popolazione sia disposta a subire una ulteriore ondata di austerità prima di scendere in piazza come hanno fatto a febbraio i loro vicini bosniaci.
@debernardisv

